Così Umberto Cecchi descrive il suo arrivo in città nel libro La via dorata per Samarcanda.

Improvvisamente, senza alcun preavviso siamo a Samarcanda, la Marakanda di Alessandro Magno, la città d’oro e di luce, il gioiello dell’Islam, l’orgogliosa capitale di Tamerlano e Ulug-Bek, il sogno di ognuno di noi che abbia un po’ di fantasia. Samarcanda, la cui furtuna, credo, più che dalle avventure dei tartari e degli eserciti timuridi, più che dalle sue cupole e i suoi minareti e dalle sue città dei morti, dipende dal suono del suo nome, che richiama visioni misteriose, messaggi nascosti, colori e profumi capaci di evocare scenari e immagini senza limiti di spazio e tempo.

La città moderna si sta ormai inghiottendo la città antica, che sopravvive qua e là con i suoi grandiosi palazzi, per lo più costruiti durante il regno di Timur lo Zoppo, a noi più noto come Tamerlano. Egli era un feroce conquistatore timuride che in 35 anni costruì un impero enorme, mettendo in crisi tutti i più grandi regni del suo tempo. La sua ferocia da condottiero si contrapponeva al suo amore per il bello e per la grandiosità delle opere. Quando conquistava una città deportava i migliori costruttori e architetti a Samarcanda, per rendere la sua capitale la più bella e famosa capitale della storia dell’umanità.

Il mausoleo di Amir Timur, detto lo Zoppo

Il mausoleo di Amir Timur, detto lo Zoppo

Un grande condottiero ha sempre una grande tomba. Il Mausoleo di Tamerlano è a nostro avviso uno dei monumenti più belli di Samarcanda. E, come molti altri, il suo fascino è aumentato dalle leggende.

Una di queste narra che la tomba di Tamerlano fosse protetta da una maledizione che avrebbe colpito chi avesse osato profanarla.

I russi non conoscevano questa leggenda, o forse la conoscevano ma non se ne curavano. Così, per amor della storia, il 1 giugno 1941 decisero che era giunto il momento di assicurarsi che Tamerlano lo Zoppo fosse davvero zoppo e che il suo nipote preferito, il famoso astronomo Ulug-Bek, fosse davvero stato decapitato. Aprirono quindi le tombe e analizzarono i corpi concludendo che era tutto vero. Tamerlano era zoppo. E Ulug-Bek era stato decapitato.

Il 21 giugno, cioè pochi giorni dopo questa forse inutile scoperta, la Germania Nazista invase la Russia, dando inizio ad una delle battaglie più terribili della storia moderna.

Uno dei mille scorci caratteristici di Samarcanda

Uno dei mille scorci caratteristici di Samarcanda

E poi c’è chi non crede alle leggende.

Per noi Samarcanda era la fine del nostro viaggio. Un lungo peregrinare tra Ladakh e Uzbekistan per terminare il nostro viaggio qui, nella più mitica delle città mitiche.

E c’era un posto che rappresentava simbolicamente il nostro punto di arrivo: la piazza del Regstan.

Purtroppo non l’abbiamo trovata all’apice del suo splendore, a causa dei preparativi di un festival di danza, ma ci ha affascinato ugualmente.

Da qui sono passate tutte le più importanti carovane della storia della Via della Seta. Quanta gente? Quante lingue? Quante merci? Quante notizie buone e cattive? Quante leggende vere e false? Quanti duelli e quanti amori si sono consumati in questa piazza?

Impossibile saperlo, ma ognuno di loro ha lasciato un briciolo di emozione che si può sentire e immaginare anche oggi, nell’ultimo tramonto di una Luna di miele ad Oriente.

La madrassa Sher-dor sulla piazza del Regstan

La madrassa Sher-dor sulla piazza del Regstan

Fonti: “I monumenti storici dell’Uzbekistan” di Alexey Arapov, Ed. Tashkent SMI-ASIA, “La via dorata per Samarcanda” di Umberto Cecchi, Ed. Vallecchi.

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