Un antico detto recita più o meno così: “Samarcanda è la bellezza della terra. Ma Bukhara è soprattutto la bellezza dello spirito”.

Bukhara era una delle principali città dell’antica Via della Seta. Era un importante centro di snodo di merci e di schiavi. Famosi sono i tappeti di Bukhara che, in realtà, raramente venivano prodotti in città. Prendevano questo nome perchè, per arrivare nelle case del resto del mondo, dovevano necessariamente passare da Bukhara e dalle stanze dei suoi abili commercianti.

Bukhara è meno raccolta di Khiva, ma non per questo meno affascinante e leggendaria.

E anche qui, come spesso accade, i palazzi hanno una storia che li consegna all’eternità.

Il Khanako di Nodir Divan-Beghi con la vasca cittadina Lyab-i Khauz

Il Khanako di Nodir Divan-Beghi con la vasca cittadina Lyab-i Khauz

Come il khanako e la madrassa di Nodir Divan-Beghi, a quel tempo ministro delle finanze, costruite una di fronte all’altra intorno alla più importante vasca cittadina, Lyab-i Khauz, usata ancor oggi come luogo di ritrovo e di riposo.

La leggenda narra che il ministro regalasse numerosi gioielli alla moglie, la quale, forse per l’abitudine, non apprezzava mai il valore dell’oggetto e si lamentava dei regali che riceveva.

Così Nodir un giorno rubò dalla stanza della moglie un orecchino e lo utilizzò per finanziare la costruzione dei due edifici. A lavori ultimati il ministro portò la moglie a vedere ciò che aveva realizzato e la moglie, estasiata per la bellezza delle costruzioni, chiese al marito dove avesse preso tutti i soldi necessari per costruire queste due meraviglie. Nodir rispose che aveva rubato un suo orecchino e con quello aveva pagato tutti i materiali e le persone per realizzare l’impresa.

La moglie, da quel giorno, imparò ad apprezzare i regali del marito e non si lamentò più.

Evidentemente passano i secoli, ma la pazienza dei mariti rimane immutata.

A Bukhara abbiamo anche incontrato un simpatico artigiano, il maestro Iskandar Khakimov, che le storie e le leggende le fa narrare alle sue stupende marionette.

Le marionette del maestro Iskandar Khakimov

Le marionette del maestro Iskandar Khakimov

Chi nell’antichità viveva nel territorio che oggi è dell’Uzbekistan, doveva essere in grado di affrontare lunghi tragitti nel deserto usando, a differenza nostra, un mezzo di trasporto molto più efficente ed ecologico: il cammello.

Ma non solo, mancando alberghi ed ostelli, i nomadi del deserto usavano una casa portatile molto comoda: la Yurta. Una Yurta poteva accogliere fino a 6 persone ed essere caricata completamente su due soli cammelli.

La vita del nomade forse non era facile, ma immaginate che momenti affascinanti quando nel deserto, al tramontare del sole, tutti intorno al fuoco si potevano narrare leggende di re e regine e cantare le canzoni popolari.

Un cantastorie ci allieta durante la notte passata nel deserto

Un cantastorie ci allieta durante la notte passata nel deserto

Fonti: “I monumenti storici dell’Uzbekistan” di Alexey Arapov, Ed. Tashkent SMI-ASIA

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