Uscire dal ciclo delle reincarnazioni e raggiungere il nirvana richiede molta meditazione e poche distrazioni. Sicuramente le vallate del Ladakh offrono la possibilità di trovare luoghi in cui sedersi e rimanere soli con se stessi, a meditare su cosa sia davvero necessario e cosa, invece, è superfluo.

Le vallate del Ladakh, luogo ideale per la meditazione

Le vallate del Ladakh, luogo ideale per la meditazione

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Abbiamo passato cinque giorni in una di queste vallate e abbiamo sfiorato la vita delle persone che ci vivono. E tanto è bastato a renderci conto di quante fossero le cose che i nostri muli erano costretti a portare e che gli abitanti di quei luoghi non avevano. E non sentivano nemmeno la necessità di avere.

Il nostro trekking ci ha portato nella valle del Markha, parallela alla valle di Leh dalla quale è separata dalla catena montuosa dello Stok Kangri. In questa valle un tempo i sovrani ladakhi si rifugiavano per sfuggire alle invasioni. Sono presenti ancora alcuni resti di vecchi castelli utilizzati come nascondiglio. Ma la caratteristica principale della valle è la sua natura selvaggia e scarsamente abitata, che ci ha consentito di camminare per ore e ore senza mai incontrare nessuno.

Il nostro percorso è iniziato dopo Chilling, dove il Markha si getta nello Zanskar. Qui abbiamo assaggiato un po’ della filosofia ladakha. Il ponte costruito l’autunno precedente è già stato distrutto dalla forza del fiume. “Pazienza” ci hanno detto “attraverseremo usando una teleferica”.

Trekking solitario lungo la desolata valle del Markha

Trekking solitario lungo la desolata valle del Markha

La camminata non è mai difficile e si prende quota lentamente. Durante il tragitto si incontrano alcuni villaggi e qualche monastero. Le poche persone incontrate si sono sempre mostrate cordiali e anche se il nostro dialogo si limitava ad uno jule (che significa un po’ di tutto: ciao, come stai, arrivederci) il loro vestiario e le loro case erano sufficienti a comunicare quanto la loro vita sia essenziale e quanto poco sia sufficiente per vivere comunque con il sorriso.

La conoscenza del territorio da parte di queste persone è anche un interessante esempio di sostenibilità ambientale. In queste terre c’è poco e quello che c’è non deve essere sprecato, per cui a tutto si trova un’utilità. Tutte le piante e tutti gli arbusti che noi chiameremmo semplicemente erbacce, vengono utilizzate come combustibile, foraggio, materiale per produrre i tetti delle case, per costruire steccati per i recinti degli animali o come medicinali. Il terriccio nelle stalle viene usato come fertilizzante. Lo sterco raccolto nei pascoli viene fatto seccare al sole e usato d’inverno come combustibile per scaldarsi. Gli scarichi delle latrine vengono mischiati con la terra e la cenere della stufa della cucina per ottenere il compost da usare nell’orto. In Ladakh ci sono mediamente 300 giorni di sole all’anno, pertanto l’acqua non va sprecata. Così si creano tutta una serie di canali che veicolano l’acqua esattamente dove serve e si distinguono i canali di irrigazione, in cui si possono anche lavare i vestiti, dai canali per l’acqua da bere, in cui nessuno oserebbe mai lavare i panni.

Un'abitante della valle del Markha

Un’abitante della valle del Markha

I terreni, in Ladakh, non si misurano in ettari. Si misurano in giorni di lavoro. Per cui un appezzamento di terreno ha una dimensione di “un giorno”, “due giorni” e così via. Inutile possedere del terreno che non si ha il tempo di lavorare. La vita è fatta di lavoro, ma anche di riposo.

Al termine delle nostre fatiche, siamo giunti al culmine della valle, sul passo Kongmaru La, a circa 5100m di altitudine. Purtroppo il tempo atmosferico non è stato dalla nostra parte in quel momento e così non abbiamo potuto goderci il panorama delle montagne circostanti. E’ stato comunque il momento che ha segnato la fine della salita e l’inizio della discesa. Una lunga discesa che ci ha portato al monastero di Hemis.

Fonti: “Il futuro nel passato: una lezione di saggezza dal Ladakh il piccolo Tibet” di Helena Norberg-Hodge Edizioni Casalecchio Arianna, 2005. “Ladakh” di Marco Vasta Edizioni La bottega del caffè letterario, 2009.

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