Le Brevi Storie https://www.lebrevistorie.it Foto e video di montagne, viaggi e momenti Thu, 25 Aug 2016 19:26:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.1 https://www.lebrevistorie.it/lbs/wp-content/uploads/2014/12/logo_2-50x50.png Le Brevi Storie https://www.lebrevistorie.it 32 32 https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/ 81676878 Sempre duro l’Ortles https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/sempre-duro-lortles/ https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/sempre-duro-lortles/#respond Thu, 25 Aug 2016 18:30:53 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=466 “Sempre duro l’Ortles” è la frase che ha chiuso la nostra due giorni sulla montagna. Dovreste leggerla con quella r un po’ moscia e un po’ fiacca che usano gli alto atesini quando tentano di parlare italiano. Loro che parlano normalmente in tedesco, che a me sembra tutto fuorchè una lingua morbida, chissà perchè quando…Read more Sempre duro l’Ortles

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“Sempre duro l’Ortles” è la frase che ha chiuso la nostra due giorni sulla montagna. Dovreste leggerla con quella r un po’ moscia e un po’ fiacca che usano gli alto atesini quando tentano di parlare italiano. Loro che parlano normalmente in tedesco, che a me sembra tutto fuorchè una lingua morbida, chissà perchè quando parlano in italiano mettono questa r un po’ sfigata. Forse è psicologico, vista la considerazione che hanno della nostra lingua.

Ma non volevo fare polemica. Era solo per dire che la nostra giornata è finita non proprio da alpinisti duri e crudi. Avevamo deciso di salire (e scendere) i primi (e ultimi) 600 m di dislivello con la seggiovia dell’Orso. La scusa per la salita era che siamo stati a visitare il museo di Messner a Solda, quindi non potevamo fare troppo tardi al rifugio: rischiavamo che finisse lo strudel.

Alcuni cimeli nel Messner Mountain Museum di Solda

Alcuni cimeli nel Messner Mountain Museum di Solda

La scusa per la discesa era che la via normale sarebbe stata lunga e in più avremmo avuto davanti ancora 4 ore di auto. Meglio risparmiare un po’ di tempo.

Così dopo i tornanti che dal rifugio Tabaretta portano nella conca sotto la nord dell’Ortles, abbiamo imboccato il sentiero “alto” che porta alla funivia. Ci sembrava pure pianeggiante, un po’ più lungo, ma pianeggiante. E invece gli ultimi 500 metri sono in leggera salita (forse meno di 500, ma sembravano 500), di quella salita non faticosa se sei fresco, ma che ti fa schiattare quando sei stanco e l’unica cosa che vorresti fare è arrivare alla macchina.

Così quegli ultimi metri ci hanno fatto soffrire, trasformando le nostre facce in chissà quale maschera di dolore, tanto da far dire all’addetto della funivia “sempre duro l’Ortles”. Zaini, scarponi, picozza e corda tradivano il fatto che non fossimo semplicemente andati a fare una passeggiata al Payer. Eravamo stati sicuramente sull’Ortles e così il simpatico sud-tirolese ha rimarcato che, insomma, non eravamo proprio freschi come delle rose.

E non si può certo dire che avesse torto, per carità, visto che stavamo camminando dalle 3:45 del mattino quando, usciti dal rifugio Coston, ci siamo avviati di buon passo verso la cresta del Coston di Dentro, che poi tutti (italiani e tedeschi) la chiamano Hintergrat perchè in lingua tedesca sembra più dura e alpinistica. Coston invece sembra quasi veneto o friulano, quindi non si addice alla zona.

La prima parte, che dura tre quarti della lunghezza della via, non è che sia molto entusiamante, alpinisticamente parlando intendo. Una dura salita su sfasciumi che, complice la nottata tormentata, il raffreddore, il mal di gola, la quota e quel maledetto materiale che è sempre meglio portare ma che non si usa mai che ti pesa nello zaino, ci ha stroncato decisamente le gambe e il fiato. Poi siamo sbucati all’alba su quel pianoro di neve che vedevamo il giorno prima giù da Solda e che ci sembrava altissimo. L’alba ha colorato la neve di rosso e ha rivelato un Gran Zebrù coperto dalle nebbie. “Per fortuna” ci siam detti  “non siamo là in mezzo”.

Parete nord del Gran Zebrù e Cevedale

Parete nord del Gran Zebrù e Cevedale

Ma nonostante le visioni impareggiabili delle alte montagne all’alba, il fiato rimaneva comunque corto e ragionando sulla nostra apparente e sorprendente (si fa per dire) stanchezza ci siamo dati la spiegazione che la salita fino a quel punto era stata senza adrenalina. Come se avessimo bisogno solo dell’adrenalina per non sentire la stanchezza.

Arrivati alla parte interessante della via abbiamo tirato fuori le corde, appeso tutto quel materiale che è sempre meglio avere ma che non si usa mai all’imbrago, e ci siamo accodati con lo zaino più leggero alle altre cordate per fare quei tre tiri di corda che consentono di passare le parti più affilate ed esposte della cresta.

La cresta Hintergrat e il Signalkopf

La cresta Hintergrat e il Signalkopf

Passato il “difficile” abbiamo ripreso quella sorta di balletto che prevede il cambiamento d’assetto da roccia a ghiaccio e viceversa. Togli la corda a tracolla, via lo zaino, fuori i ramponi, giù la picca, infila i ramponi, rimetti lo zaino, accorcia la conserva, impugna la picca. E abbiamo salito gli ultimi metri di nevaio pendente, che sembrava di salire le scale di quei minareti visti l’anno scorso in Uzbekistan. Ogni passo 10 m di dislivello (e per fortuna!). E poi di nuovo il balletto al contrario: togli la corda a tracolla, via lo zaino, spoglia i ramponi e infilali nello zaino, appendi la picca, rimetti lo zaino, allunga la conserva, dammi un paio di rinvii. Abbiamo salito l’ultima paretina, non faticosa, non difficile ma è sempre una paretina e arrivati allo spuntone: sosta.

La croce ormai era lì ma avevamo davanti ancora della neve, ma a quel punto chissenefrega di ramponi picca e tutto il resto, siamo andati avanti dritti “Tanto ci sono le peste degli altri”. Ancora qualche roccetta e quando finalmente siamo arrivati alla croce (nel mio caso anche un po’ prima) c’ha preso quel magone di vetta che lo si chiama così solo per non dire commozione, perchè non è da alpinisti duri e crudi (con la r dura tedesca, questa volta).

In quei momenti abbracci la croce, abbracci il socio, poche parole perchè il fiato è ancora un po’ corto. Ma lo sai che anche lui dietro quegli occhialoni neri ha gli occhi lucidi, perchè è stata una faticaccia, molto più del previsto, ma come al solito non abbiamo mollato. Un po’ per orgoglio un po’ perchè siamo fatti così. Non siamo fortissimi, non siamo allenatissimi, ma non molliamo quasi mai. E quindi in vetta ci si sente anche un po’ orgogliosi di non aver mollato perchè ci dà l’idea che se anche nella vita ci dovesse capitare una cosa brutta o faticosa, sappiamo che avremo la forza di non mollare.

Poi quando al cervello è arrivato nuovamente un po’ di ossigeno, tutti i bei pensieri e le riflessioni esistenziali sono spariti e ci siamo goduti il panorama, ci siamo messi la giacca perchè tirava un vento freddo, ci siamo bevuti un sorso di coca cola perchè il the l’avevamo finito già da un po’. E poi giù, lungo la via normale fino al Payer. Panino-acqua-strudel e abbiamo imboccato il lungo sentiero fino al Tabaretta e poi alla seggiovia, dove siamo arrivati che ormai erano 16.

La croce di vetta dell'Ortles

La croce di vetta dell’Ortles

Ed è dopo tutto questo che il tizio ci dice “sempre duro l’Ortles”, con quella r un po’ moscia. Ma noi non l’abbiamo mica presa male, anzi. L’abbiamo presa bene perchè, sarà anche duro, ma noi ce l’abbiamo fatta.


Ecco le altre foto della nostra salita (se non le visualizzi qui, prova su Flickr)

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Val Comelico e dintorni https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/val-comelico-e-dintorni/ https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/val-comelico-e-dintorni/#respond Fri, 19 Aug 2016 15:03:01 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=464 Volendolo raccontare a partire (come si suol dire) da Adamo ed Eva, il nostro weekend è inziato a Natale 2015, quando ci è stato regalato uno Smartbox di quelli “grossi” perchè comprendeva 2 notti, 2 cene e 2 colazioni. Il “cofanetto” (da leggersi con la e molto stretta) come lo chiamava la ragazza del nostro…Read more Val Comelico e dintorni

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Volendolo raccontare a partire (come si suol dire) da Adamo ed Eva, il nostro weekend è inziato a Natale 2015, quando ci è stato regalato uno Smartbox di quelli “grossi” perchè comprendeva 2 notti, 2 cene e 2 colazioni. Il “cofanetto” (da leggersi con la e molto stretta) come lo chiamava la ragazza del nostro albergo, è rimasto nascosto da qualche parte tra le riviste e i libri.

Fino ad un paio di mesi fa circa, quando ci siam detti: facciamoci un weekend in Val d’Aosta. Bella la Val d’Aosta, non ci siamo mai stati per un weekend. Beh, sarà per la prossima volta, perchè tra alberghi pieni e alberghi che a luglio e agosto accettano prenotazioni solo per settimane intere, non abbiamo trovato nulla. Allora vada per il Piemonte, che anche lì non siamo mai stati a fare un weekend in montagna. La zona del Parco Nazionale del Gran Paradiso deve essere molto bella per passeggiate tranquille. Appena ci andremo vi faremo sapere come è, perchè nemmeno lì abbiamo trovato nulla di disponibile. In Trentino e in Alto Adige ci siam già stati, e poi figurati per luglio sarà tutto pieno.

In Val Comelico, invece, un posticino c’è ancora. Lì, a Padola allo Sport Hotel la signora ha detto che qualche posto c’è ancora. Aggiudicato. Prenotato. La Val Comelico non l’avevamo mai sentita. E’ sopra il Cadore, provincia di Belluno, regione Veneto. A due passi dalla Val Pusteria. Qualcosa da fare troveremo!

Ed infatti qualcosa l’abbiam proprio trovato e nonostante il tempo un po’ incerto, ce la siamo spassata tra natura, un po’ d’arte circense e storia. Ecco quindi un itinerario di viaggio, se per caso vi avanza un “cofanetto” e tre giorni di tempo.

Giorno 1 (22 luglio)

Siamo partiti da Bergamo di buon ora, non abbiamo fatto alcuna sosta fino al metanaro di Vittorio Veneto. Un po’ scorbutico, ma il metano ce l’ha messo. Abbiamo puntato poi direttamente ad Auronzo di Cadore, bel paesotto affacciato sul suo lago con alle spalle le Dolomiti di Cadore e le Tre Cime di Lavaredo.

Auronzo di Cadore

Auronzo di Cadore

Proprio le Tre Cime sono l’attrazione principale di Auronzo, e la salita all’omonimo rifugio è d’obbligo, almeno una volta nella vita. Per noi quella volta non è ancora arrivata. Salire in auto al rifugio costa 25€ (solo 16€ il pomeriggio) e una volta su si può fare una camminata di circa 40 minuti fino alla Forcella di Lavaredo (e altre camminate più lunghe), da cui si gode di una bella vista sulle Tre Cime. Ovviamente non deve né piovere né esserci nebbia. Nel nostro caso era molto probabile che le cose andassero male dal punto di vista meteorologico, quindi ci siamo fermati a valle. Anche perchè avevamo scovato una riserva naturale molto interessante: la riserva naturale Orientata Somadida.

Camminando nella riserva naturale Orientata Somadida

Camminando nella riserva naturale Orientata Somadida

Il parco comprende una parte nel fondovalle in cui è presente una foresta principalmente composta da abeti rossi e vi sono all’interno due percorsi da 2 e 4 km. Niente di impegnativo (anche perchè oltre a noi due c’era un pancione di 7 mesi da portare in giro) ma molto fresco. Quando siamo arrivati ad Auronzo c’era il sole e faceva caldo. Entrati nella foresta abbiamo goduto del fresco degli alberi. Usciti dalla foresta, pioveva. La passeggiata è stata molto rilassante ed è vivamente consigliata.

Vista la pioggia, ci siamo diretti al lago di Misurina. Paesaggio incantevole e vista straordinaria anche quando ci sono le nuvole. Bisogna sapersi accontentare.

Lago di Misurina

Lago di Misurina

Al termine del giro attorno al lago di Misurina siamo ripartiti alla volta Val Comelico, a Padola. Noi eravamo allo Sport Hotel. Non siamo molto abituati ad andare in albergo, ma direi che questo è uno di quelli onesti, senza gloria nè infamia. Si mangia abbastanza bene, non fa schifo, ma non fa nemmeno urlare di gioia. Il personale è disponibile, non è cafone, ma non te ne innamori nemmeno. I principali vantaggi di Padola sono di essere nelle Dolomiti, a trenta minuta da Sesto e dal Cadore, e di non essere invaso da orde di turisti. Quindi qualche aspetto strategico ce l’ha.

Giorno 2 (23 luglio)

Sfruttiamo la strategicità di Padola e in meno di trenta minuti siamo all’ingresso della Val Campo di Dentro, in Val Pusteria, tra San Candido e Sesto. Il nostro obiettivo è il rifugio Tre Scarperi, che si raggiunge tramite strada carrozzabile, in estate chiusa al traffico. Nessun problema, c’è il preciso e pratico servizio bus navetta che con 3€ a testa ti porta fino al parcheggio, a circa 30 minuti di facilissima camminata dal rifugio.

Val Campo di Dentro

Val Campo di Dentro

Il rifugio è posto in una spianata verde quasi bucolica, in cui pascolano le mucche e attorno alla quale le alte vette dolomitiche si ergonono imponenti e scoscese. Da un lato la punta Tre Scarperi (3145m) e dall’altro la Rocca dei Baranci (2966m). A chiudere la valle il monte Mattina (2493m). Si può fare una bella camminata lungo tutta la spianata verde fino a quando il sentiero si alza ripido verso il rifugio Locatelli. Il tempo non era molto bello, ma non essendoci nebbie basse mi è venuta voglia di andare a vedere le Tre Cime. Ho abbandonato quindi moglie e relativo pancione e sono salito fino al passo, da cui si gode di un’ottima vista sulla nord delle Tre Cime.

Le Tre Cime di Lavaredo

Le Tre Cime di Lavaredo

Il rifugio Tre Scarperi è molto carino, e si mangia veramente bene ad un prezzo onesto. Quindi, se passate di lì, provate il rotolo di canederli alla mediterranea.

Alle 14 puntuale come un alto atesino ecco la pioggia pomeridiana che rovina un po’ la magia del luogo. Quindi, via verso valle. Ci siamo diretti a San Candido dove era in corso l’Adventure Outdoor Fest. Qualche bancarella, una birra fresca Forst nel bar centrale e poi tutti con il naso all’insù ad ammirare i funamboli della high line.

La high line a San Candido

La high line a San Candido

Giorno 3 (24 luglio)

L’obiettivo primario del nostro ultimo giorno era la visita al Vajont, ma finalmente c’era una giornata di sole e quindi era un peccato non fare una camminata in queste belle montagne. E poi non avevamo ancora visitato un rifugio della Val Comelico. La scelta è ricaduta sul rifugio Lunelli in Val Grande, comodamente raggiungibile in auto e posto all’interno di un’arena costituita dalla cima Popera e i suoi satelliti.

Rifugio Lunelli in Val Grande

Rifugio Lunelli in Val Grande

Di famoso c’è il Campanile di Val Grande e il passo della Sentinella, dove si è consumata qualche epica battaglia durante la Prima Guerra Mondiale. L’escursione più logica dal rifugio Lunelli è quella di salire al rifugio Berti. E’ probabilmente solo un’ora di cammino lungo un’erto sentiero che sotto il sole sale a zig zag. Per evitare di far nascere nostra figlia su un sentiero della Grande Guerra, noi abbiamo optato per una strada bianca che non sappiamo bene dove porta, perchè non siamo arrivati da nessuna parte, ma che non era molto faticosa. Ad un certo punto ci siamo fermati per un po’ a rimirare queste belle montagne e poi siamo tornati indietro fino al rifugio Lunelli. Pranzo tipico, semplice ma buono, e poi ci siamo rimessi macchina. Destinazione: diga del Vajont.

Sulla diga organizzano visite guidate per raccontare la storia del disastro. Noi avevamo studiato il giorno prima, guardandoci in albergo lo spettacolo teatrale di Marco Paolini. La visita alla diga comunque è molto interessante anche perchè ti permette di salire sul coronamento. Da lì ci si rende ben conto di quanto sia il materiale sceso dalla frana del Toc. L’accumulo di terra sarà un centinaio di metri più alto rispetto all’altezza della diga. E lì dove ora c’è quella montagna di detriti, prima c’era l’acqua. Questo ti dà una vaga idea di quanto spaventosa sia stata l’onda che ha scavalcato la diga e ha raggiunto Longarone.

La diga del Vajont con i detriti della frana alle spalle

La diga del Vajont con i detriti della frana alle spalle

D’obbligo è anche la visita di Erto, il paese fantasma che piano piano si sta ripopolando. Da qui, oltre a vedere come era il paese nel 1963, si può anche vedere bene e chiaramente quanto enorme fosse la frana che è caduta nel lago. Quando ti dicono che è venuta giù “mezza montagna”, uno ci prova anche ad immaginarselo, ma forse non si fa impressionare troppo perchè lo prende più come un modo di dire. Invece, quando lo vedi con i tuoi occhi, riesci bene a farti un’idea di cosa significhi “mezza montagna”.

Il paese di Erto e il fronte della frana del Toc

Il paese di Erto e il fronte della frana del Toc

Prima di chiudere definitivamente il nostro lungo weekend, siamo passati da Longarone, che è la città del gelato. Ci siamo fatti consigliare da una persona del posto e abbiamo mangiato il gelato da Perin. Imperdibile!

Così come è imperdibile la gallery fotografica per vedere tutte le foto di questo weekend dolo-mitico 🙂

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10 – Samarcanda: la città d’oro https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/10-samarcanda-la-citta-doro/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/10-samarcanda-la-citta-doro/#respond Mon, 20 Jun 2016 10:30:35 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=294 Così Umberto Cecchi descrive il suo arrivo in città nel libro La via dorata per Samarcanda. Improvvisamente, senza alcun preavviso siamo a Samarcanda, la Marakanda di Alessandro Magno, la città d’oro e di luce, il gioiello dell’Islam, l’orgogliosa capitale di Tamerlano e Ulug-Bek, il sogno di ognuno di noi che abbia un po’ di fantasia.…Read more 10 – Samarcanda: la città d’oro

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Così Umberto Cecchi descrive il suo arrivo in città nel libro La via dorata per Samarcanda.

Improvvisamente, senza alcun preavviso siamo a Samarcanda, la Marakanda di Alessandro Magno, la città d’oro e di luce, il gioiello dell’Islam, l’orgogliosa capitale di Tamerlano e Ulug-Bek, il sogno di ognuno di noi che abbia un po’ di fantasia. Samarcanda, la cui furtuna, credo, più che dalle avventure dei tartari e degli eserciti timuridi, più che dalle sue cupole e i suoi minareti e dalle sue città dei morti, dipende dal suono del suo nome, che richiama visioni misteriose, messaggi nascosti, colori e profumi capaci di evocare scenari e immagini senza limiti di spazio e tempo.

La città moderna si sta ormai inghiottendo la città antica, che sopravvive qua e là con i suoi grandiosi palazzi, per lo più costruiti durante il regno di Timur lo Zoppo, a noi più noto come Tamerlano. Egli era un feroce conquistatore timuride che in 35 anni costruì un impero enorme, mettendo in crisi tutti i più grandi regni del suo tempo. La sua ferocia da condottiero si contrapponeva al suo amore per il bello e per la grandiosità delle opere. Quando conquistava una città deportava i migliori costruttori e architetti a Samarcanda, per rendere la sua capitale la più bella e famosa capitale della storia dell’umanità.

Il mausoleo di Amir Timur, detto lo Zoppo

Il mausoleo di Amir Timur, detto lo Zoppo

Un grande condottiero ha sempre una grande tomba. Il Mausoleo di Tamerlano è a nostro avviso uno dei monumenti più belli di Samarcanda. E, come molti altri, il suo fascino è aumentato dalle leggende.

Una di queste narra che la tomba di Tamerlano fosse protetta da una maledizione che avrebbe colpito chi avesse osato profanarla.

I russi non conoscevano questa leggenda, o forse la conoscevano ma non se ne curavano. Così, per amor della storia, il 1 giugno 1941 decisero che era giunto il momento di assicurarsi che Tamerlano lo Zoppo fosse davvero zoppo e che il suo nipote preferito, il famoso astronomo Ulug-Bek, fosse davvero stato decapitato. Aprirono quindi le tombe e analizzarono i corpi concludendo che era tutto vero. Tamerlano era zoppo. E Ulug-Bek era stato decapitato.

Il 21 giugno, cioè pochi giorni dopo questa forse inutile scoperta, la Germania Nazista invase la Russia, dando inizio ad una delle battaglie più terribili della storia moderna.

Uno dei mille scorci caratteristici di Samarcanda

Uno dei mille scorci caratteristici di Samarcanda

E poi c’è chi non crede alle leggende.

Per noi Samarcanda era la fine del nostro viaggio. Un lungo peregrinare tra Ladakh e Uzbekistan per terminare il nostro viaggio qui, nella più mitica delle città mitiche.

E c’era un posto che rappresentava simbolicamente il nostro punto di arrivo: la piazza del Regstan.

Purtroppo non l’abbiamo trovata all’apice del suo splendore, a causa dei preparativi di un festival di danza, ma ci ha affascinato ugualmente.

Da qui sono passate tutte le più importanti carovane della storia della Via della Seta. Quanta gente? Quante lingue? Quante merci? Quante notizie buone e cattive? Quante leggende vere e false? Quanti duelli e quanti amori si sono consumati in questa piazza?

Impossibile saperlo, ma ognuno di loro ha lasciato un briciolo di emozione che si può sentire e immaginare anche oggi, nell’ultimo tramonto di una Luna di miele ad Oriente.

La madrassa Sher-dor sulla piazza del Regstan

La madrassa Sher-dor sulla piazza del Regstan

Fonti: “I monumenti storici dell’Uzbekistan” di Alexey Arapov, Ed. Tashkent SMI-ASIA, “La via dorata per Samarcanda” di Umberto Cecchi, Ed. Vallecchi.

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9 – Bukhara: la bellezza dello spirito https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/9-bukhara-la-bellezza-dello-spirito/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/9-bukhara-la-bellezza-dello-spirito/#respond Mon, 13 Jun 2016 10:13:37 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=292 Un antico detto recita più o meno così: “Samarcanda è la bellezza della terra. Ma Bukhara è soprattutto la bellezza dello spirito”. Bukhara era una delle principali città dell’antica Via della Seta. Era un importante centro di snodo di merci e di schiavi. Famosi sono i tappeti di Bukhara che, in realtà, raramente venivano prodotti…Read more 9 – Bukhara: la bellezza dello spirito

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Un antico detto recita più o meno così: “Samarcanda è la bellezza della terra. Ma Bukhara è soprattutto la bellezza dello spirito”.

Bukhara era una delle principali città dell’antica Via della Seta. Era un importante centro di snodo di merci e di schiavi. Famosi sono i tappeti di Bukhara che, in realtà, raramente venivano prodotti in città. Prendevano questo nome perchè, per arrivare nelle case del resto del mondo, dovevano necessariamente passare da Bukhara e dalle stanze dei suoi abili commercianti.

Bukhara è meno raccolta di Khiva, ma non per questo meno affascinante e leggendaria.

E anche qui, come spesso accade, i palazzi hanno una storia che li consegna all’eternità.

Il Khanako di Nodir Divan-Beghi con la vasca cittadina Lyab-i Khauz

Il Khanako di Nodir Divan-Beghi con la vasca cittadina Lyab-i Khauz

Come il khanako e la madrassa di Nodir Divan-Beghi, a quel tempo ministro delle finanze, costruite una di fronte all’altra intorno alla più importante vasca cittadina, Lyab-i Khauz, usata ancor oggi come luogo di ritrovo e di riposo.

La leggenda narra che il ministro regalasse numerosi gioielli alla moglie, la quale, forse per l’abitudine, non apprezzava mai il valore dell’oggetto e si lamentava dei regali che riceveva.

Così Nodir un giorno rubò dalla stanza della moglie un orecchino e lo utilizzò per finanziare la costruzione dei due edifici. A lavori ultimati il ministro portò la moglie a vedere ciò che aveva realizzato e la moglie, estasiata per la bellezza delle costruzioni, chiese al marito dove avesse preso tutti i soldi necessari per costruire queste due meraviglie. Nodir rispose che aveva rubato un suo orecchino e con quello aveva pagato tutti i materiali e le persone per realizzare l’impresa.

La moglie, da quel giorno, imparò ad apprezzare i regali del marito e non si lamentò più.

Evidentemente passano i secoli, ma la pazienza dei mariti rimane immutata.

A Bukhara abbiamo anche incontrato un simpatico artigiano, il maestro Iskandar Khakimov, che le storie e le leggende le fa narrare alle sue stupende marionette.

Le marionette del maestro Iskandar Khakimov

Le marionette del maestro Iskandar Khakimov

Chi nell’antichità viveva nel territorio che oggi è dell’Uzbekistan, doveva essere in grado di affrontare lunghi tragitti nel deserto usando, a differenza nostra, un mezzo di trasporto molto più efficente ed ecologico: il cammello.

Ma non solo, mancando alberghi ed ostelli, i nomadi del deserto usavano una casa portatile molto comoda: la Yurta. Una Yurta poteva accogliere fino a 6 persone ed essere caricata completamente su due soli cammelli.

La vita del nomade forse non era facile, ma immaginate che momenti affascinanti quando nel deserto, al tramontare del sole, tutti intorno al fuoco si potevano narrare leggende di re e regine e cantare le canzoni popolari.

Un cantastorie ci allieta durante la notte passata nel deserto

Un cantastorie ci allieta durante la notte passata nel deserto

Fonti: “I monumenti storici dell’Uzbekistan” di Alexey Arapov, Ed. Tashkent SMI-ASIA

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8 – Khiva: museo a cielo aperto https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/8-khiva-museo-a-cielo-aperto/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/8-khiva-museo-a-cielo-aperto/#respond Mon, 06 Jun 2016 11:00:11 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=290 Quando la sera del 1° luglio siamo arrivata a Khiva ci è sembrato di entrare in un film. Quasi ci aspettavamo di veder sbucare Aladin su un tappeto volante. La città semi deserta e l’architettura di questi antichi edifici pareva finta a noi che, per la prima volta, ci immergevamo davvero in una delle mitiche…Read more 8 – Khiva: museo a cielo aperto

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Quando la sera del 1° luglio siamo arrivata a Khiva ci è sembrato di entrare in un film. Quasi ci aspettavamo di veder sbucare Aladin su un tappeto volante. La città semi deserta e l’architettura di questi antichi edifici pareva finta a noi che, per la prima volta, ci immergevamo davvero in una delle mitiche città Uzbeke.

Se le cupole blu sono il simbolo di città come Samarcanda e Bukhara, a Khiva c’è un solo edificio che possiede una cupola blu ed è quello del mausoleo di Makhmud Pahlavan, vissuto nel XIV secolo, e conosciuto come l’eroe santo di Khiva.

L'interno del mausoleo dedicato a Makhmud Pahlavan

L’interno del mausoleo dedicato a Makhmud Pahlavan

La leggenda narra che riuscì a liberare 5000 suoi concittadini che erano schiavi in India. Pahlavan era un calzolaio che praticava la lotta greco-romana. Partecipò così ad una competizione organizzata dal re Indiano e inaspettatamente la vinse. Il re disse che il premio per il vincitore poteva essere qualsiasi cosa gli fosse chiesto e Pahlavan, invece di chiedere soldi o potere, chiese di liberare i suoi concittadini.

Il re, che non voleva rinunciare a 5000 schiavi, disse a Pahlavan che avrebbe potuto liberare tutte le persone che riusciva a far rientrare all’interno del cerchio prodotto con la pelle di un unico toro. Pahlavan, che era un abile artigiano, lavorò la pelle del toro rendendola un lungo filo sottile all’interno del quale riuscì a far entrare tutti i suoi concittadini.

Tornato in patria fu accolto come un eroe e alla sua morte venne dichiarato santo e seppellito in una tomba attorno alla quale, da quel momento, tutti i più ricchi cittadini di Khiva vollero farsi seppelire, dando vita all’attuale mausoleo.

Khiva ci è piaciuta perchè è compatta e non è dispersiva. La città antica è racchiusa all’interno delle mura di fango che simbolicamente, ancor oggi, la proteggono dall’invasione della modernità.

Le mura di fango che difendono la città di Khiva

Le mura di fango che difendono la città di Khiva

Così è possibile girovagare tranquillamente per le sue vie incontrando gente e monumenti grandiosi.

Fonti: “I monumenti storici dell’Uzbekistan” di Alexey Arapov, Ed. Tashkent SMI-ASIA

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7 – L’artigianato di Fergana https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/7-lartigianato-di-fergana/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/7-lartigianato-di-fergana/#respond Mon, 30 May 2016 11:00:31 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=288 I primi giorni li abbiamo passati nella valle di Fergana, nota per essere la parte del paese più religiosa, ma anche tra le più ricche dal punto di vista della produzione artigianale. La lavorazione della seta sembra fosse nota in Cina già diversi secoli prima della nascita di Cristo. Il come si è diffusa nel…Read more 7 – L’artigianato di Fergana

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I primi giorni li abbiamo passati nella valle di Fergana, nota per essere la parte del paese più religiosa, ma anche tra le più ricche dal punto di vista della produzione artigianale.

La lavorazione della seta sembra fosse nota in Cina già diversi secoli prima della nascita di Cristo. Il come si è diffusa nel resto del mondo è ovviamente materia di leggende. Una di queste lo spiega così.

Un tempo la gente di questo paese non conosceva il gelso e il baco da seta. Ne chiesero al regno dell’Est che li possedeva e si ordinò ad un ambasciatore di andarne in cerca, ma il principe del regno dell’Est, che deteneva allora il segreto e non voleva dare nulla, aveva dato severo ordine alle guardie di frontiera di non lasciar uscire dal paese né semi di gelso né bachi. Il re [..] chiese umilmente e secondo le dovute forme, di poter prendere moglie nel regno dell’Est il cui sovrano, animato da buone intenzioni nei confronti di quelle lontane popolazioni, acconsentì. Il re [..] ordinò allora ad un inviato di andare a prendergli la sposa, con queste parole: “Dì alla principessa del regno dell’Est che il nostro paese non ha mai posseduto seta e ovatta, né gelso né bachi da seta, sicché deve portarli con sé se vuole farsi abiti”. Ciò saputo la fanciulla prescelta si provvide segretamente di semi di gelso e di bachi da seta che nascose nei posticci della sua acconciatura. Giunta alla frontiera il capo delle guardie ispezionò ogni cosa, ma non osò frugare tra i capelli della principessa [..].

E fu forse così che, grazie all’abilità di una principessa dell’Est, la seta arrivò anche in Uzbekistan e nella valle di Fergana.

La valle di Fergana non produce solo tessuti di seta, ma anche bellissime ceramiche blu e tappeti in stile persiano. Tutto fatto a mano da abili artigiani.

Alcune delle stupende ceramiche blu della valle di Fergana

Alcune delle stupende ceramiche blu della valle di Fergana

E non si può certo nascondere che questi artigiani siano anche abili venditori. Come si può voler contrattare sul prezzo di un oggetto tanto bello, quando ti hanno invitato a casa loro, mostrato il loro laboratorio, spiegato per filo e per segno la quantità di lavoro, di pazienza e di tempo che ci sta dietro?

Noi, alla fine, non ce la siamo sentita di contrattare. Sarà che non siamo abili mercanti, sarà che ci ha affascinato la lavorazione dell’argilla e la precisione con cui queste ragazze annodano i tappeti. Chissenefrega se siamo magari stati un po’ ingenui: quello che abbiamo portato a casa, oltre all’oggetto, è un ricordo che non ha prezzo.

Fonti: “Viaggio lungo la Via della Seta” a cura di Jean-Pierre Drège e Emil M. Bührer. Touring Club Italiano

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6 – Uzbekistan: terra di leggende https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/6-uzbekistan-terra-di-leggende/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/6-uzbekistan-terra-di-leggende/#respond Tue, 24 May 2016 19:00:16 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=286 Una fiaba per descrivere il popolo Uzbeko. I tre fratelli (fiaba uzbeka) C’era una volta un vecchio che aveva tre figli. Questi volevano andare in giro a visitare altri paesi, per conoscere il mondo e cercare avventure. Il padre diede loro il suo permesso senza problemi, ma domandò: “Che cosa posso regalarvi per il vostro…Read more 6 – Uzbekistan: terra di leggende

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Una fiaba per descrivere il popolo Uzbeko.

I tre fratelli (fiaba uzbeka)

C’era una volta un vecchio che aveva tre figli.

Questi volevano andare in giro a visitare altri paesi, per conoscere il mondo e cercare avventure. Il padre diede loro il suo permesso senza problemi, ma domandò: “Che cosa posso regalarvi per il vostro viaggio figli miei?”

“Un sacco d’oro” disse il più grande dei tre, con le mani che quasi gli tremavano tanto era avido.

“Una spada tagliente” disse il secondo, con gli occhi che gli brillavano per l’audacia.

Il terzo figlio non disse nulla.

“E a te che sei il mio acquilotto, che cosa posso dare?” chiese il padre.

“Un parlare da saggio” disse il giovane a bassa voce.

Ognuno ebbe quanto desiderava: il più grande il suo sacco d’oro, il secondo genito la sua spada, e quanto al più piccolo, conversò con il padre per tutta la notte.

Quando si levò il sole tutti e tre si misero in cammino.

[..] Così arrivarono nel deserto. La sabbia circondava i tre fratelli da tutte le parti e il sole bruciava la terra senza pietà. [..] Peggio di tutti stava il maggiore che oltre a tutto doveva reggere il peso del suo sacco d’oro. Alla fine fu costretto ad abbandonarlo, altrimenti avrebbe potuto morire nel deserto.

[..] A sera erano in vista di un’oasi fiorente. [..] Ma la strada era lunga e a mezzanotte non erano ancora arrivati. Dovettero fermarsi fuori dalle mura della città [..].

“Vicino alle mura della città spesso girano dei briganti” disse il maggiore. Il secondo fratello gli rispose “Niente paura ho con me la mia spada”. Subito dopo sentirono uno scalpitare di cavalli. “I briganti! Che cosa possiamo fare noi con una sola spada contro tutti loro?” mormorò disperato il secondo fratello. Su suggerimento del fratello più piccolo si rifugiarono su un albero e i briganti passarono via senza accorgersi della loro presenza.

Il mattino dopo i fratelli scesero dall’albero e ben presto entrarono in città. [..] Scoraggiati ed affamati si aggiravano per il bazaar guardando con gran desiderio la frutta e il pane fresco che erano in vendita. Il fratello minore disse: “Aspettate, proverò ad aiutarvi”.

Salì su un pietrone e gridò a pieni polmoni: “Chi di voi vuol sapere come si può pulire l’acqua torbida con la sabbia gialla? Chi di voi vuol sapere come si possono riconoscere i continenti osservando le stelle? Chi di voi vuol sapere come si può salvarsi dal morso del serpente velenoso? Venite tutti qui da me! Ho imparato tutte queste cose utili da mio padre e volentieri dirò tutto quello che so a chi ne ha bisogno”.

[..] Il mattino successivo, quando i tre fratelli lasciarono la città, ognuno di loro era seduto su un cammello e portava alla cintura un sacco di monete, riso, sale e tè verde. Tutto questo l’aveva guadagnato il fratello più piccolo.

Secondo noi questa fiaba descrive bene l’impressione che ci siamo portati a casa del popolo uzbeko. Anche il significato della parola uzbeko, in fondo, descrive bene questo popolo: la parola significa padroni di sè stessi.

A noi gli uzbeki sono sembrati un popolo orgoglioso che, come i tre fratelli della fiaba, vuole viaggiare e scoprire nuove avventure per crescere.

Una crescita anche economica, certo, in una poco raccomandabile imitazione di noi occidententali. Eppure secondo noi non è solo una questione economica, ma è anche la voglia di conoscere nuove culture e nuove persone. Lo testimoniamo le numerose foto che abbiamo fatto con i passanti che ogni volta volevano sapere del nostro paese, del nostro lavoro, della nostra famiglia.

La tessitura della seta con macchinari antichi

La tessitura della seta con macchinari antichi

Gli uzbeki ci hanno dato l’impressione di essere legati alla loro religione, ma forse di più legati alle loro tradizioni e agli antichi saperi che provengono dalla loro storia, tanto variegata quanto ricca. E la storia dell’Uzbekistan è indissolubilmente legata anche alla mitica Via della Seta e al suo meraviglioso artigianato.

Fonte: “Fiabe e leggende dal mondo islamico” selezione dei testi di Emanuela Luisari Editori riuniti, 2001

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5 – Il Festival di Hemis https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/5-il-festival-di-hemis/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/5-il-festival-di-hemis/#respond Mon, 09 May 2016 10:00:43 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=284 Il monastero di Hemis, ed in particolare il suo festival, sono stati uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Ladakh. Di fatto le tappe di tutto il viaggio, e anche la data del matrimonio, sono state stabilite sulla base di questi due giorni di festival. Il festival cade nel decimo giorno del quinto mese…Read more 5 – Il Festival di Hemis

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Il monastero di Hemis, ed in particolare il suo festival, sono stati uno dei motivi per cui abbiamo scelto il Ladakh. Di fatto le tappe di tutto il viaggio, e anche la data del matrimonio, sono state stabilite sulla base di questi due giorni di festival. Il festival cade nel decimo giorno del quinto mese del calendario tibetano, e da qui deriva il suo nome: set-chu, ovvero data del dieci.

Il monastero di Hemis addobbatto per il festival

Il monastero di Hemis addobbatto per il festival

Vedi anche la gallery con altre foto del festival: Set-Chu

Il festival è molto noto ai turisti che accorrono in massa. I monaci un po’ se ne approfittano vendendo in modo disordinato i biglietti per assistere alle celebrazioni, e un po’ se ne fregano, continuando a ripetere i loro balli e le loro melodie che si tramandano da secoli.

Il festival serve a celebrare la venuta del maestro Padmasambava che si spinse fino agli estremi del Tibet per predicare il buddismo, diffondendo una delle tre principali scuole: la corrente Vajrayana, ovvero la via di diamante.

A coloro che avevano una completa fiducia nella propria natura di Buddha egli insegnò il Vajrayana o Via di Diamante; a questi ultimi si manifestò in diverse forme di energia e luce, oppure trasmise direttamente la propria esperienza illuminata da mente a mente, come puro flusso di consapevolezza.

I due giorni di festival si sviluppano attorno a tre momenti principali, chiamati cicli.

Il primo ciclo è dedicato a Padmasambava che entra nell’area sacra sotto un grande ombrello. Come un baldacchino, lo accompagna tutto attorno al cerchio magico che è la rappresentazione simbolica dell’universo psico-fisico.

I suonatori durante il festival di Hemis sono tra i principali protagonisti

I suonatori durante il festival di Hemis sono tra i principali protagonisti

Lo seguono otto personaggi che sono le otto forme con cui Padmasambava manifesta la sua personalità. A turno gli otto monaci danzano davanti a Padmasambava per poi ritornare sotto il baldacchino. Entrano poi altri cinque lama che portano cinque oggetti simbolici e anche i rappresentanti del popolo che si siedono a lato. I monaci del monastero che non partecipano alle danze indossano i paramenti più belli e si allineano al centro per ricevere la kata, cioè la sciarpa bianca benedetta da Padmasambava.

Il secondo ciclo è la danza dei Dharmapala, cioè i protettori della legge, che si caratterizza per l’utilizzo di grandi maschere colorate. Sul terreno viene disegnato un triangolo che simboleggia il regno del disordine in cui vivono i nemici della legge. Questo viene poi coperto per ricordare la sconfitta dei nemici della legge da parte dei Dharmapala.

Le maschere usate dai monaci durante il festival sono un concentrato di simbologia

Le maschere usate dai monaci durante il festival sono un concentrato di simbologia

Il terzo ciclo ricorda la leggenda di Palden Dorje che uccise il re Langdarma. Questo re cercò di uccidere tutti i monaci buddhisti facendosi aiutare dai sacerdoti Bon. Ma l’eroico Palden, travestendosi proprio da sacerdote Bon, giunse al cospetto del re e lo uccise con una freccia fuggendo poi sul suo cavallo nero. Giunto ad un fiume rovesciò la tunica, che all’interno era bianca, e lo stesso cavallo ricoperto da fuliggine nera uscì dal fiume completamente candido. Gli inseguitori persero le tracce dell’assassino del re e fu così che la corrente buddista Vajrayana trionfò su tutto il Tibet.

Con la fine del festival di Hemis termina anche la nostra permanenza in Ladakh. Siamo pieni di suoni, canti, mantra e colori che a tratti ci appaiono così insensati e a tratti così sacri. Soprattutto quando si osserva la gente del luogo ammirare queste danze con una riverenza tale che fa sorgere il dubbio di essere di fronte a qualcosa di magico che però non riusciamo pienamente ad afferrare. Bisognerebbe fermarsi, meditare, pensare e interrogarsi sul significato di queste danze, di questi monasteri e di questa vita.

Ma, ahinoi, il nostro tempo buddista è terminato, ed è giunto il momento di proseguire il viaggio verso nuove terre. Terre di storie e antiche leggende.

Fonte: “Ladakh” di Marco Vasta Edizioni La bottega del caffè letterario, 2009.

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4 – Trekking nella valle del Markha https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/4-trekking-nella-valle-del-markha/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/4-trekking-nella-valle-del-markha/#respond Mon, 02 May 2016 10:30:29 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=282 Uscire dal ciclo delle reincarnazioni e raggiungere il nirvana richiede molta meditazione e poche distrazioni. Sicuramente le vallate del Ladakh offrono la possibilità di trovare luoghi in cui sedersi e rimanere soli con se stessi, a meditare su cosa sia davvero necessario e cosa, invece, è superfluo. Vedi anche la gallery con altre foto del…Read more 4 – Trekking nella valle del Markha

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Uscire dal ciclo delle reincarnazioni e raggiungere il nirvana richiede molta meditazione e poche distrazioni. Sicuramente le vallate del Ladakh offrono la possibilità di trovare luoghi in cui sedersi e rimanere soli con se stessi, a meditare su cosa sia davvero necessario e cosa, invece, è superfluo.

Le vallate del Ladakh, luogo ideale per la meditazione

Le vallate del Ladakh, luogo ideale per la meditazione

Vedi anche la gallery con altre foto del trekking: julè

Abbiamo passato cinque giorni in una di queste vallate e abbiamo sfiorato la vita delle persone che ci vivono. E tanto è bastato a renderci conto di quante fossero le cose che i nostri muli erano costretti a portare e che gli abitanti di quei luoghi non avevano. E non sentivano nemmeno la necessità di avere.

Il nostro trekking ci ha portato nella valle del Markha, parallela alla valle di Leh dalla quale è separata dalla catena montuosa dello Stok Kangri. In questa valle un tempo i sovrani ladakhi si rifugiavano per sfuggire alle invasioni. Sono presenti ancora alcuni resti di vecchi castelli utilizzati come nascondiglio. Ma la caratteristica principale della valle è la sua natura selvaggia e scarsamente abitata, che ci ha consentito di camminare per ore e ore senza mai incontrare nessuno.

Il nostro percorso è iniziato dopo Chilling, dove il Markha si getta nello Zanskar. Qui abbiamo assaggiato un po’ della filosofia ladakha. Il ponte costruito l’autunno precedente è già stato distrutto dalla forza del fiume. “Pazienza” ci hanno detto “attraverseremo usando una teleferica”.

Trekking solitario lungo la desolata valle del Markha

Trekking solitario lungo la desolata valle del Markha

La camminata non è mai difficile e si prende quota lentamente. Durante il tragitto si incontrano alcuni villaggi e qualche monastero. Le poche persone incontrate si sono sempre mostrate cordiali e anche se il nostro dialogo si limitava ad uno jule (che significa un po’ di tutto: ciao, come stai, arrivederci) il loro vestiario e le loro case erano sufficienti a comunicare quanto la loro vita sia essenziale e quanto poco sia sufficiente per vivere comunque con il sorriso.

La conoscenza del territorio da parte di queste persone è anche un interessante esempio di sostenibilità ambientale. In queste terre c’è poco e quello che c’è non deve essere sprecato, per cui a tutto si trova un’utilità. Tutte le piante e tutti gli arbusti che noi chiameremmo semplicemente erbacce, vengono utilizzate come combustibile, foraggio, materiale per produrre i tetti delle case, per costruire steccati per i recinti degli animali o come medicinali. Il terriccio nelle stalle viene usato come fertilizzante. Lo sterco raccolto nei pascoli viene fatto seccare al sole e usato d’inverno come combustibile per scaldarsi. Gli scarichi delle latrine vengono mischiati con la terra e la cenere della stufa della cucina per ottenere il compost da usare nell’orto. In Ladakh ci sono mediamente 300 giorni di sole all’anno, pertanto l’acqua non va sprecata. Così si creano tutta una serie di canali che veicolano l’acqua esattamente dove serve e si distinguono i canali di irrigazione, in cui si possono anche lavare i vestiti, dai canali per l’acqua da bere, in cui nessuno oserebbe mai lavare i panni.

Un'abitante della valle del Markha

Un’abitante della valle del Markha

I terreni, in Ladakh, non si misurano in ettari. Si misurano in giorni di lavoro. Per cui un appezzamento di terreno ha una dimensione di “un giorno”, “due giorni” e così via. Inutile possedere del terreno che non si ha il tempo di lavorare. La vita è fatta di lavoro, ma anche di riposo.

Al termine delle nostre fatiche, siamo giunti al culmine della valle, sul passo Kongmaru La, a circa 5100m di altitudine. Purtroppo il tempo atmosferico non è stato dalla nostra parte in quel momento e così non abbiamo potuto goderci il panorama delle montagne circostanti. E’ stato comunque il momento che ha segnato la fine della salita e l’inizio della discesa. Una lunga discesa che ci ha portato al monastero di Hemis.

Fonti: “Il futuro nel passato: una lezione di saggezza dal Ladakh il piccolo Tibet” di Helena Norberg-Hodge Edizioni Casalecchio Arianna, 2005. “Ladakh” di Marco Vasta Edizioni La bottega del caffè letterario, 2009.

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3 – Monasteri e monaci https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/3-monasteri-e-monaci/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/3-monasteri-e-monaci/#respond Tue, 26 Apr 2016 11:10:54 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=280 Dopo la prima giornata a Leh per prendere letteralmente fiato, abbiamo visitato alcuni dei monasteri principali nei dintorni della capitale. A differenza dell’Uzbekistan, come avremo poi modo di scoprire, quasi ogni cosa in Ladakh sembra avere un legame con la religione. Ovunque c’è un monastero, un simbolo, un chorten, o una persona che fa qualcosa…Read more 3 – Monasteri e monaci

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Dopo la prima giornata a Leh per prendere letteralmente fiato, abbiamo visitato alcuni dei monasteri principali nei dintorni della capitale.

A differenza dell’Uzbekistan, come avremo poi modo di scoprire, quasi ogni cosa in Ladakh sembra avere un legame con la religione. Ovunque c’è un monastero, un simbolo, un chorten, o una persona che fa qualcosa legata al buddismo.

Un giovane monaco fa girare le ruote di preghiera nel monastero di Hemis

Un giovane monaco fa girare le ruote di preghiera nel monastero di Hemis

Vedi anche la gallery con altre foto dei monasteri: Om Mani Padme Hum

I monasteri sono il simbolo più evidente di questo legame. La loro importanza, infatti, è stata sottolineata dal Buddha nel suo primo importante discorso, detto il discorso delle gazzelle, nel quale sono espressi i principi delle quattro nobili verità: la sofferenza, l’origine della sofferenza, l’estinzione della sofferenza e il sentiero che conduce all’estinzione della sofferenza.

Poichè alla base della sofferenza c’è l’attaccamento al sé e ai fenomeni mondani, solo chi arriva a comprendere la natura materiale delle cose e a distaccarsene può liberarsi dal ciclo delle reincarnazioni e ottenere la liberazione spirituale, cioè il nirvana.

Ma la rinuncia è un processo difficile da raggiungere ed è per questo che la vita monastica rappresenta la via migliore per il suo conseguimento. Ed infatti la comunità monastica è il terzo gioiello del buddhismo insieme al Buddha, che è il Maestro e il Dharma che è la dottrina.

L’apparente semplicità dei messaggi buddisti si scontra con la complessità della religione che è suddivisa in diverse scuole, e che possiede numerosi Buddha, santi, demoni e simboli. Per non parlare dei nomi, sempre così difficili da pronunciare e ricordare: Sakyamuni, Padmasambava, Avalokiteshvara, Manjursi, solo per citarne alcuni. Ma il modo migliore per perdersi in questa complessità è quello di entrare nei monasteri e vagare tra le loro stanze.

Il monastero di Lamayuru

Il monastero di Lamayuru

Il primo monastero che abbiamo visitato è quello di Lamayuru, di cui già ci eravamo innamorati guardando le foto su internet. Il monastero è posto su uno sperone roccioso ed ha alle spalle montagne imbiancate di neve che ne accentuano l’imponenza.

La leggenda narra che nell’antichità in questo luogo vi era un lago abitato dai Naga, gli uomini serpente, che nuotavano nelle sue acque cristalline fin dai tempi di Sakyamuni (il buddha dell’era attuale). Un saggio di nome Madyantaka un giorno evocò forze sovrannaturali per prosciugare il lago e profetizzò la fondazione di un convento. I grani di frumento che aveva gettato sulle onde del lago, tornarono a riva e crescendo disegnarono una svastica, che è il simbolo della prosperità. Da questa leggenda discende il nome del monastero: Lamayuru è la contrazione di Lama-Yung-Drung, cioè la svastica del lama.

Il monastero di Likir

Il monastero di Likir

Anche il monastero di Likir si trova in una bella posizione e come tutti domina la sua vallata dall’alto di una collina. Il monastero è guidato dall’ordine dei gelug-pa ed è sotto il diretto controllo del fratello del Dalai Lama. Il monastero è consacrato ai buddha storici: Kanakamuni, il Buddha dell’era precedente, Sakyamuni, il Buddha dell’era attuale e Maitreya, il Buddha della prossima era.

Quando Maitreya rinascerà sulla terra sarà perchè gli insegnamenti del Buddha dell’era attuale saranno stati completamente dimenticati. La sua venuta sarà preceduta da avvenimenti straordinari. Gli oceani si ritireranno per consentire a Maitreya di attraversarli facilmente e sarà la fine di tutte le guerre, le carestie e le epidemie. Maitreya svelerà all’umanità la nuova dottrina consentendo così la fondazione di un nuovo mondo, mettendo fine all’attuale era di decadenza in cui si trova l’umanità.

La complessità della simbologia buddista è sicuramente ben rappresentata dalla ruota della vita che si trova dipinta in tutti i monasteri. La ruota serve a ricordare, a chi sceglie le gioie terrene, tutto l’orrore del ciclo delle reincarnazioni che imprigiona gli esseri senzienti in questo universo dominato dalla legge del karma. Questa legge è basata sulla relazione causa-effetto che determina il destino degli esseri viventi sulla base delle azioni che essi hanno condotto nella loro vita.

La ruota della vita racchiude in un unico dipinto molti degli insegnamenti della religione buddista

La ruota della vita racchiude in un unico dipinto molti degli insegnamenti della religione buddista

Mahakala, signore del tempo e della morte, stringe tra i suoi artigli l’intera ruota e i teschi della sua corona rappresentano i cinque peccati capitali. A destra si trova il Buddha che indica la ruota della legge, unica fonte di salvezza per l’individuo. La sua posizione al di fuori della ruota indica che si può raggiungere l’illuminazione ed uscire dal ciclo delle rinascite raggiungendo il nirvana.

I tre animali al centro della ruota rappresentano i veleni che sono la forza motrice della vita: il gallo è la collera, il serpente è il desiderio, il maiale è l’ignoranza.

Sono poi rappresentati i sei regni dell’esistenza. Nella parte superiore vi sono gli dei, a cui il Buddha predica la meditazione, i semi-dei a cui il Buddha predica l’elevazione morale e gli uomini a cui il Buddha predica la rinuncia.

Nella parte inferiore vi sono gli animali, a cui il Buddha predica la conoscenza; il mondo degli esseri miserabili, a cui il Buddha predica la generosità; ed infine il mondo degli inferi dove i dannati soffrono il supplizio e ai quali il Buddha della misericordia porta l’acqua a chi brucia.

Nel cerchio esterno sono raffigurate le dodici figure che ricordano al fedele la logica che determina l’esitenza di ogni individuo. Un cieco, simbolo di ignoranza; un vasaio, simbolo della psiche; la scimmia, simbolo della scoperta del mondo esterno; la barca, simbolo della distinzione tra io e non-io; la casa a sei finestre, simbolo dei cinque sensi più l’intelletto; la coppia, simbolo dell’esperienza sensibile; un uomo accecato dalla freccia del piacere e del dolore; un uomo che beve, simbolo del desiderio del piacere; un uomo che coglie i frutti, simbolo dell’avidità; un uomo con un bambino, simbolo della reincarnazione; il parto, simbolo della rinascita; un vecchio, simbolo della morte.

Fonti: “Ladakh” di Marco Vasta Edizioni La bottega del caffè letterario, 2009. “Tibet il tetto del mondo tra passato e presente” di Maria Antonia Sironi Diemberger Edizioni White Star 2008.

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2 – Ladakh: paese degli alti valichi https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/2-ladakh-paese-degli-alti-valichi/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/2-ladakh-paese-degli-alti-valichi/#respond Mon, 18 Apr 2016 09:28:54 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=278 Il paese degli alti valichi è un deserto ad alta quota, attraversato in tutte le direzioni da grandi catene di montagne. Si pensa che i suoi primi abitanti siano stati i Mon del nord dell’India e i Dardi di Gilgit, a cui si sono aggiunti i nomadi mongoli del Tibet. Per secoli il Ladakh è…Read more 2 – Ladakh: paese degli alti valichi

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Il paese degli alti valichi è un deserto ad alta quota, attraversato in tutte le direzioni da grandi catene di montagne. Si pensa che i suoi primi abitanti siano stati i Mon del nord dell’India e i Dardi di Gilgit, a cui si sono aggiunti i nomadi mongoli del Tibet.

Le montagne ladakhe, un deserto d'alta quota

Le montagne ladakhe, un deserto d’alta quota

Per secoli il Ladakh è rimasto legato al Tibet, sia per gli scambi commerciali che per il buddismo ed è per questo che spesso è chiamato anche piccolo Tibet: la lingua, l’arte, l’architettura, la medicina e la musica riflettono, tutti, questa eredità culturale.

Nonostante questo stretto rapporto con il Tibet, il Ladakh è stato un regno indipendente dal 950 d.C. fino al 1834, quando fu invaso dagli Indù Dogras.

Quando i Dogras ottennero il controllo del Kashmir, il Ladakh e il vicino Baltistan caddero sotto la giurisdizione del Maharajah di Jammu e Kashmir. In seguito alla guerra fra India e Pakistan nel 1947, la regione del Baltistan rimase sul versante pakistano della linea del cessate il fuoco e il resto del Ladakh divenne parte dello stato indiano di Jammu e Kashmir. A causa delle crescenti tensioni fra India e Pakistan, dell’invasione cinese del Tibet negli anni Cinquanta e dell’occupazione della regione di Aksai Chin nel 1962, il Ladakh è divenuto una delle zone strategicamente più importanti dell’India ed infatti la principale fonte di traffico sulle desolate strade ladakhe sono i camion dell’esercito.

Il palazzo reale e lo Tsemo gompa a Leh

Il palazzo reale e lo Tsemo gompa a Leh

Il primo contatto con il Ladakh lo abbiamo avuto arrivando in aereo a Leh, la sua capitale, che si trova a 3600m di altezza. La nostra prima giornata l’abbiamo spesa dormendo, bevendo the e camminando lentamente sulle polverose strade di questa città.

A Leh la corrente elettrica e la connessione ad internet sono molto altalenanti. Possono passare diverse ore senza elettricità e diversi giorni senza internet. Un blackout dietro l’altro ci pareva potesse essere un bel fastidio per gli abitanti del posto, soprattutto quelli che lavorano per i turisti che vengono da ogni parte del mondo. Ci era finalmente chiaro perchè, durante l’organizzazione del viaggio, era sempre così difficile interagire con il nostro referente. Intere giornate senza ricevere una sua risposta a volte ci preoccupavano. Ma era una preoccupazione solo nostra, perchè loro, i ladakhi, se la connessione ce l’hanno la usano, altrimenti aspettano senza fretta che ritorni.

La piana di Leh

La piana di Leh

La città di Leh ci è apparsa caotica, polverosa e un po’ sporca. Forse un triste tentativo di imitare lo standard delle grandi città indiane. A nostro avviso non c’è un granchè da vedere, fatta eccezione per il Somar Gompa, il palazzo reale e il vicino Tsemo Gompa da cui si gode una bella vista sulla piana di Leh.

Fonti: “Ladakh” di Marco Vasta Edizioni La bottega del caffè letterario, 2009.

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1- Luna di miele ad oriente: preambolo https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/1-luna-di-miele-ad-oriente-preambolo/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/1-luna-di-miele-ad-oriente-preambolo/#respond Mon, 11 Apr 2016 20:13:48 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=276 Preparare il nostro matrimonio è stato come preparare una bella ricetta. Ci sono da considerare molti ingredienti e tutti vanno pesati nella giusta misura. Ed è anche per questo che abbiamo intitolato il nostro matrimonio Sposi Q.B. Q.B. sta per quanto basta, cioè quell’indicazione che spesso si trova nelle ricette. Sale q.b., pepe q.b., olio…Read more 1- Luna di miele ad oriente: preambolo

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Preparare il nostro matrimonio è stato come preparare una bella ricetta. Ci sono da considerare molti ingredienti e tutti vanno pesati nella giusta misura. Ed è anche per questo che abbiamo intitolato il nostro matrimonio Sposi Q.B.

Sposi QB - (c) Paolo Carrara

Q.B. sta per quanto basta, cioè quell’indicazione che spesso si trova nelle ricette. Sale q.b., pepe q.b., olio q.b., eccetera. Q.B. dice solo che quell’ingrediente ce lo devi mettere. Quanto ce ne devi mettere è una tua decisione. La bravura del cuoco sta proprio nell’azzeccare la giusta quantità.

Durante la preparazione del matrimonio abbiamo messo tutti gli ingredienti che ci sembravano più gustosi e necessari e nella quantità che ci sembrava giusta. E uno degli ingredienti fondamentali era la luna di miele.

Beh, bisogna ammettere che il viaggio di nozze è stata anche una bella motivazione per decidere di sposarsi. Quando ci ricapiterà di avere un mese di ferie?

E così abbiamo deciso che doveva essere un viaggio itinerante, piacevolmente lungo e possibilmente agro-dolce. Nel senso che doveva esserci qualche bel contrasto di sapori e di culture che ci permettesse di sorprenderci e provare quel senso di stupore che è così bello provare quando si viaggia.

Una delle tante rotte dell'antica Via della Seta

Una delle tante rotte dell’antica Via della Seta

Si fa presto a dire Oriente. Ci sono talmente tanti paesi ad Oriente che è difficile scegliere quali visitare. E ci sono così tante culture che è anche difficile scegliere quali sono le più affascinanti e le più misteriose.

Dopo averci pensato un po’ su, eravamo giunti alla conclusione che il gusto agro-dolce della nostra luna di miele, poteva venire semplicemente visitando culture diverse, vicine geograficamente, ma distanti per credenze, tradizioni, usanze e perchè no, anche piatti e sapori.

E quale itinerario poteva unire tanti punti diversi in un unico viaggio? La risposta era abbastanza facile: la Via della Seta.

Purtroppo percorrerla tutta ci era impossibile. Farne un tratto che univa culture diverse, regalandoci un viaggio itinerante, ci sembrava invece una bella idea. E così abbiamo iniziato a sognare.

Il primo progetto della nostra luna di miele era questo.

Volo dall’Italia per l’Uzbekistan per la visita di Khiva, Bukhara, Samarcanda, Tashkent e la valle di Fergana. Attraversando il Kyrgyzstan saremmo entrati in Cina, a Kashgar da dove avremmo imboccato una delle strade più spettacolari del mondo: la Karakorum Highway.

Su questa strada, ancora oggi a tratti molto difficile, superando il Khunjerab Pass saremmo giunti in Pakistan, per arrivare fino ad Islamabad. Da lì, avremmo cercato un modo per entrare in India, nel Kashmir, passando da Srinagar, Kargil e raggiungendo, infine, il Ladakh.

Abbiamo provato a pianificare questo viaggio, ma presto ci siamo resi conto che per quanto un mese fosse lungo, non avremmo avuto tempo di fare così tanta strada.

Così abbiamo deciso di prendere una scorciatoia aerea che ci permettesse comunque di vedere due paesi e due culture: il Ladakh buddista, con le sue valli, i suoi monasteri. E l’Uzbekistan musulmano, con le sue architetture da mille e una notte e le sue città mitiche della Via della Seta.

Il monastero di Basgo

Il monastero di Basgo

Il Ladakh è una regione a nord dell’India, a prevalenza buddista e rifugio per tanti tibetani fuggiti dall’invasione cinese. Ladakh è una parola che deriva dal tibetano la dags, cioè paese degli alti valichi; il che mette bene in evidenza la gran quantità di passi e di vallate che caratterizzano questa terra. Che infatti è famosa per i trekking, e noi non ci siamo fatti sfuggire la possibilità di farne uno. Ma l’altro motivo che ci ha portati in Ladakh era assistere al festival del monastero di Hemis. Pur essendo un evento molto famoso e che attira un sacco di turisti, volevamo vedere queste antiche maschere e questi antichi balli, che si tramandano da secoli e che sono distanti anni luce dalla nostra cultura.

Dal Ladakh ci aspettavamo molto, e non siamo rimasti delusi. Abbiamo incontrato persone che hanno poco e che vivono, soprattutto in inverno, in condizioni difficili. Ma che sono capaci di accontentarsi di quello che hanno. E riescono sempre a regalarti un sorriso. E nei loro sguardi e nei loro visi contenti, abbiamo letto una domanda rivolta a noi che veniamo dai paesi moderni e civilizzati: “ma siete proprio sicuri che vi servano tutte quelle cose?

Le rovine di Shakrisabz

Le rovine di Shakrisabz

L’Uzbekistan è una ex repubblica Russa ed è a prevalenza musulmana. Ma è anche tantissime altre storie. E’ al centro dell’Asia, luogo in cui sono passati tutti i più grandi condottieri ed esploratori: Alessandro Magno, Marco Polo, Gengis Khan e Tamerlano. E’ la terra di alcune delle più grandi culture e religioni della storia dell’umanità. Ed è la terra che ha portato fino ai nostri giorni città come Samarcanda, Khiva e Bukhara che con le loro moschee, madrasse e minareti sono dei veri e propri musei a cielo aperto. L’Uzbekistan è anche uno dei paesi attraversati dalla Via della Seta, ed infatti ha conservato vivo il suo splendido artigianato come le ceramiche e i tessuti di seta.

Oggi, a noi, è sembrato un paese con tanta voglia di crescere economicamente e forse avvicinarsi un po’ di più alla cultura occidentale. Ma abbiamo avuto anche l’impressione che questa spinta verso la modernità non pregiudichi il saldo legame che il simpatico ed accogliente popolo Uzbeko ha con le sue antiche tradizioni.

Cosa vi aspetta…

Tutto quello che abbiamo visto e sentito merita di essere descritto con più dettaglio di quanto si possa fare in un semplice post… Ecco dunque cosa potrete leggere nelle prossime settimane:

  1. Luna di miele ad oriente: preambolo (lo state già leggendo :-))
  2. Ladakh: paese degli alti valichi
  3. Monasteri e monaci
  4. Trekking nella valle del Markha
  5. Il Festival di Hemis
  6. Uzbekistan: terra di leggende
  7. L’artigianato di Fergana
  8. Khiva: museo a cielo aperto
  9. Bukhara: la bellezza dello spirito
  10. Samarcanda: la città d’oro

E non dimenticate di visitare le gallery fotografiche:

Ed infine… il filmato completo del viaggio!

La foto di copertina è di Massimo Seneci (c).

 

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La montagna libera le menti https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/la-montagna-libera-le-menti/ https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/la-montagna-libera-le-menti/#respond Thu, 08 Oct 2015 11:18:02 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=266 A me piace la montagna, perchè la montagna libera la mente da tutte le cose inutili. Non so voi, ma io faccio fatica a sgombrare la mente durante la settimana. Anzi spesso non ci riesco. C’è sempre una telefonata da fare o da ricevere. Un messaggino, un’email, whatsapp, telegram, skype, messenger, periscope, youtube, wordpress! Un miliardo di modi…Read more La montagna libera le menti

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A me piace la montagna, perchè la montagna libera la mente da tutte le cose inutili.

Non so voi, ma io faccio fatica a sgombrare la mente durante la settimana. Anzi spesso non ci riesco.

Valutazioni

Poco sopra il bivacco Taveggia, valutando le condizioni del ghiacciaio della Vergine

C’è sempre una telefonata da fare o da ricevere. Un messaggino, un’email, whatsapp, telegram, skype, messenger, periscope, youtube, wordpress! Un miliardo di modi di comunicare con le persone. Però poi ho il tempo di pensare a cosa davvero voglio dire a quelle persone?

Invece, quando vado in montagna, soprattutto se è un’uscita impegnativa per il mio livello alpinistico, allora la mia mente capisce che non è il caso di distrarsi. Che val la pena di concentrarsi su quello che sto facendo.

Parete nord del Disgrazia

La parte nord del Disgrazia vista dal bivacco Oggioni

Nella nostra società iperconnessa, un gesto o una parola possono attraversare per giorni o mesi una rete intricatissima di relazioni, più o meno positive, prima di tornare indietro e rivelare che, ad esempio, per una frase detta mesi prima una persona si è offesa.

In montagna invece è tutto più immediato, onesto e in un certo senso più semplice. Se sbaglio qualcosa è probabile che me ne accorgerò presto, e siccome la mente questa cosa la sa, sta dalla mia parte e mi concede il lusso di essere tutta per me. Mi propone solo i pensieri e i ricordi che servono e non quelli inutili che mi distraggono. Così posso fare le scelte giuste.

In vetta!

Sulla vetta del Disgrazia dopo aver salito la via Corda Molla

Per noi la Corda Molla era un progetto lasciato a metà che volevamo concludere. Ma, soprattutto, era un modo per stare sulla montagna in compagnia delle nostre menti. Perchè la montagna sgombra la mente dalle cose inutili, lasciando solo quei pensieri che contano davvero.

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Guardo il mondo da un Doblò: Austria https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/guardo-il-mondo-da-un-doblo-austria/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/guardo-il-mondo-da-un-doblo-austria/#respond Mon, 31 Aug 2015 11:16:59 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=211 A volte gli oggetti incrociano la storia delle persone in un modo tutto loro. Così capita che ti arrivino cose senza che nemmeno tu le desiderassi. O sapessi della loro esistenza. Due anni fa abbiamo, per così dire, ereditato un air-camping e abbiamo capito subito che era una bella occasione. Per un’annetto lo abbiamo usato…Read more Guardo il mondo da un Doblò: Austria

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A volte gli oggetti incrociano la storia delle persone in un modo tutto loro. Così capita che ti arrivino cose senza che nemmeno tu le desiderassi. O sapessi della loro esistenza.

Due anni fa abbiamo, per così dire, ereditato un air-camping e abbiamo capito subito che era una bella occasione.

Per un’annetto lo abbiamo usato montandolo sul mio vecchio Panda.

Air camping sulla panda

Il nostro air camping quando era montato sulla Panda

La cosa funzionava, ma dava una sensazione di precarietà che bastava a farci venire il dubbio che, in autostrada, da un momento all’altro si sarebbe potuto staccare tutto. Così abbiamo deciso che serviva una macchina più spaziosa e robusta, capace di portare noi, l’air-camping e tutto quello di cui abbiamo bisogno per il campeggio. Ci siamo comprati un Doblò.

Sto dando per scontato che tutti sappiano cos’è l’air-camping. Io non lo sapevo finchè non l’ho visto. Banalizzando l’air-camping è una tenda da montare sul tetto di una macchina.

Ma in pratica è una sorta di mito per tutti quelli che negli anni ’70 sognavano di ripetere i raid in fuoristrada di Nino Cirani.

Nino Cirani e la Aziza 3

Nino Cirani e la Aziza 3 (fonte: http://www.autohome-official.com/)

La storia dell’air-camping è ben raccontata sul sito ufficiale dell’air-camping, da cui potete scaricare il pdf. Se invece volete comprare un air-camping, potete visitare questo sito.

Ma torniamo a noi. Appena adattato l’air-camping al Doblò (montato in configurazione Safari!) avevamo bisogno di una meta di test.

Air camping sul Doblò

Il nostro air camping montato sul nuovo Doblò

La scelta è ricaduta sull’Austria, in particolare la Carinzia, anche se il tour è iniziato dal Tirolo.
Siamo partiti allo sbaraglio, perchè non sempre, pur essendo ingegneri, si può pianificare il viaggio nei minimi dettagli. Il nostro programma era abbastanza sintetico: andiamo a Lienz, poi vediamo.

Giorno 1 (13 agosto)
Tristacher see

Scorcio del Tristacher See nei pressi di Lienz

Partiamo da casa alla volta di Lienz. Seguiamo l’autostrada del Brennero fino all’uscita di Bressanone. Passiamo da Brunico e San Candido fino al confine di stato. Da qui a Lienz la strada è abbastanza breve.

A Lienz ci sono diversi campeggi, ma il più vicino al centro della città (10 minuti a piedi) si chiama Falken (costo: 32,50€ a notte per 2 persone, piazzola, auto, elettricità e acqua calda inclusi – i servizi sono puliti e curati). Dopo pranzo con una tranquilla passeggiata di circa 90 minuti andiamo a visitare il lago Tristacher.

Dal campeggio Falken basta semplicemente continuare a camminare lungo la strada che si inoltra nei campi (Falkenweg) fino a raggiungere la località Ulrichsbichl sulla strada che collega Amlach a Tristach. Da qui proseguire, sempre in direzione sud, su un’altra strada (Seestrasse) sulla quale ad un certo punto troverete dei cartelli gialli con le indicazioni per il Tristacher See (see in tedesco significa lago). Da lì è tutta una mulattiera nel bosco, molto carina e fresca. Il lago è carino e l’acqua tiepida. Se volete fare il bagno gratis restate sulla sponda sud, non ci sono spiagge, ma l’accesso è libero. Troverete anche un altro campeggio e una spiaggia a pagamento. Il rientro al campeggio (o a Lienz) si effettua per la stessa strada dell’andata.

Giorno 2 (14 agosto)
Karlsbaderhütte

Il Karlsbaderhütte nelle dolomiti di Lienz

A Lienz ci sono le Dolomiti. Come si fa a non voler fare una camminata? Noi volevamo fare una ferrata, e avevamo anche trovato quella giusta, ma il tempo ci ha fregato.

Ma andiamo con ordine. Se andate al centro informazioni di Lienz potete recuperare gratuitamente o a poco prezzo (1€ il libretto delle ferrate) degli opuscoli con la descrizione di moltissimi itinerari. Molti partono dal famoso rifugio Dolomitenhütte che si raggiunge in macchina. Attenzione però, per l’accesso in auto è necessario pagare 8€. Dal parcheggio del rifugio c’è l’imbarazzo della scelta, per quanto riguarda il trekking, le ferrate e le arrampicate (diverse falesie nelle vicinanze del rifugio).

Noi avevamo scelto la ferrata Seekofel che porta in cima all’omonima montagna di 2744m. Per raggiungerla si devono seguire le indicazioni per il rifugio Karlsbaderhütte (circa 2h dal parcheggio); dal rifugio salire verso l’evidente sella Ödkar (circa 1h dal rifugio) e da lì imbragarsi e seguire le creste fino alla vetta, lungo la via ferrata. Purtroppo arrivati alla sella, il tempo è cambiato, si è messo a piovere e quindi siamo dovuti scendere. In ogni caso il paesaggio ripaga, secondo me, sia delle fatiche che degli 8€ pagati per l’accesso in macchina.

Giorno 3 (15 agosto)
In tandem

In tandem sulla pista ciclabile del Millstätter See

La Carinzia è famosa per i suoi 200 laghi balneabili! Pensiamo quindi che valga la pena vederne almeno un paio.

Ci consigliano di andare a Milstatt, sul Millstätter See. Il meteo è buono così decidiamo di noleggiare la bicicletta. La precisione austriaca a Milstatt lascia un po’ a desiderare però. Dopo aver recuperato dall’ufficio informazioni il classico opuscolo delle attività della zona, abbiamo vagato quasi un’ora per trovare un noleggio bici aperto. Alla fine lo abbiamo trovato a Seeboden (Sportcamp Salcher, Seepromenade 46, vicino all’albergo Pichler). Abbiamo noleggiato il tandem (che risulta più economico del noleggio di due biciclette: 18€ contro 24€, per 4 ore) con cui ci siamo fatti tutto il giro del lago.

La sponda nord è percorsa da una pista ciclabile asfaltata, che corre parallela alla strada. La sponda sud è decisamente più bella ed è percorsa da una pista sterrata all’interno del bosco. Vi sono un po’ di salite che ci hanno messo alla prova, ma noi che non siamo ciclisti ce l’abbiamo fatta. Quindi ce la può fare chiunque.

Per fare il giro del lago ci vogliono circa 3h, considerando anche qualche pausa per ammirare il paesaggio. Se fate il giro in senso orario partendo da Seeboden, prima di riconsegnare la bicicletta fermatevi alla gelateria dell’albergo Kollers, la trovate sulla pista ciclabile poco prima del punto in cui si noleggiano le biciclette. Inaspettatamente il gelato è molto buono (quasi come quello italiano).

Lasciato il tandem, recuperiamo il Doblò e ci dirigiamo a Villach. Probabilmente il campeggio più comodo e vicino alla città è il Seehof (costo: 29,70€ a notte per 2 persone, piazzola, auto, elettricità e acqua calda inclusi – i servizi sono puliti, curati e super tecnologici) affacciato su un bel laghetto in cui si può fare anche il bagno.

Giorno 4 (16 agosto)
La chiesa di Maria Wörth

La caratteristica chiesa di Maria Wörth affacciata sul Wörther See

Di prima mattina ci facciamo un rapido giro nel centro di Villach, che non è così notevole, non vi perdete nulla se lo saltate.

Partiamo poi alla volta del Wörther See puntando al paesino di Maria Wörth. Questo paesino merita decisamente una visita, con la sua chiesa adagiata su una piccola penisola in una posizione fantastica: il paradiso per i fotografi.

Proseguiamo poi per Reifnitz. Da tutti questi paesini partono diversi percorsi a piedi. Anche in questo caso, conviene entrare nell’ufficio informazioni e recuperare gli opuscoli gratuiti che descrivono le varie attività.

Noi ci siamo incamminati sul sentiero per la riserva naturale di Spintikteiche. In circa un’oretta di facile camminata nel bosco si raggiunge un laghetto che è un piccolo paradiso terreste. Questo posto trasuda di tranquillità e calma. Nonostante sia domenica, c’è poca gente e molti si concedono un bagno nell’acqua tiepida.

Quando il temporale è ormai alle porte scendiamo a malincuore al paese e recuperato il Doblò ci dirigiamo verso Klagenfurt. Klagenfurt è la capitale della Carinzia ed offre numerosi percorsi sia in città che fuori. Purtroppo però diluvia, ed è prevista pioggia anche per il giorno seguente che sarebbe stato comunque il nostro ultimo giorno. Decidiamo quindi di rientrare a casa e di rimandare ad una prossima gita la visita di questa città.

A Klagenfurt, c’è (apparentemente) un solo camping che si chiama (con molta fantasia) Camping Klagenfurt Wörthersee (costo: 33€ a notte per 2 persone, piazzola, auto, elettricità e acqua calda inclusi).


Se volte programmare il vostro viaggio in Carinzia, il sito da cui partire è questo: www.carinzia.at. Tenete presente che ogni paese ha un ufficio informazioni in cui potete trovare davvero ogni tipo di opuscolo che vi può servire (quasi sempre gratuiti). Il personale in genere è molto cortese e parla italiano. State attenti agli orari di apertura perchè nel weekend sono abbastanza “ristretti” anche in alta stagione.

A noi è sembrata una regione in cui si può passare molto tempo perchè ci sono un sacco di attività da fare (in montagna, al lago, in città). Inoltre è molto verde e curata. E per chi, come noi, si muove con un auto a metano ci sono pure diversi distributori, anche self service.

Insomma, vivamente consigliata.

E per finire, visitate la gallery fotografica per vedere le altre foto di questa gita austriaca.

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Ingegneria dei viaggi fai da te – Pianificare il viaggio e le spese https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-pianificare-il-viaggio-e-le-spese/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-pianificare-il-viaggio-e-le-spese/#respond Mon, 04 May 2015 05:25:34 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=198 Dopo aver scelto la destinazione del vostro viaggio fai da te, dopo aver capito che potete fare tutto da soli e vi siete documentati su tutti gli aspetti più rilevanti: viene il bello. Questo post fa parte della serie di articoli “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Leggi l’Introduzione, qualche consiglio su come Decidere dove andare e l’elenco…Read more Ingegneria dei viaggi fai da te – Pianificare il viaggio e le spese

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Dopo aver scelto la destinazione del vostro viaggio fai da te, dopo aver capito che potete fare tutto da soli e vi siete documentati su tutti gli aspetti più rilevanti: viene il bello.

Questo post fa parte della serie di articoli “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Leggi l’Introduzione, qualche consiglio su come Decidere dove andare e l’elenco degli aspetti su cui è consigliabile Documentarsi.

Le processioni peruviane

Le processioni in Perù sono davvero una festa. La statua della Madonna è accompagnata da ballerini e ballerine in costumi tipici che danzano a ritmo di musica, Arequipa (Perù 2010)

Ora bisogna buttare giù il piano e ragionare sugli spostamenti. Mezzi di trasporto, coincidenze, tempi di percorrenza, chilometri,… Bisogna assicurarsi che i biglietti dei mezzi di trasporto siano disponibili quando sarete sul posto, oppure bisogna prenotarli prima. E poi bisogna trovare dove dormire, prenotare se necessario o farsi un elenco di posti in cui andare a chiedere, se volete improvvisare. Se poi nel viaggio c’è anche uno o più trekking bisogna valutare distanze e dislivelli, percorsi, campeggi o rifugi, … E poi chiaramente bisogna tenere traccia dei costi, sostenuti dall’Italia, da sostenere in loco, i contanti, le valute (se si viaggia in paesi diversi con valute diverse).

Insomma, le cose a cui pensare possono essere molte, e per non dimenticarsele è utile fare una tabella che aiuti a tenere traccia delle diverse possibilità da prendere in considerazione man mano che il viaggio si definisce. Quando ho programmato il viaggio in Patagonia ero arrivato a preparare 5 ipotesi diverse di viaggio. In ognuna c’era una diversa soluzione, un diverso itinerario e diversi costi. Alla fine ho scelto quella che sembrava migliore per il nostro stile di viaggio (e per il nostro portafoglio).

Vi propongo quindi questa tabella. Per comodità ne ho preparata una vuota, che potete scaricare cliccando qui:

Ecco da cosa è composta. Aprite il file che avete appena scaricato e selezionate il foglio Piano di viaggio.

Salvador Allende

La statua di Salvador Allende eretta a memoria del colpo di stato dell’11 settembre 1973, quando il presidente perse la vita (Cile 2014)

Innanzitutto le informazioni base, quelle relative ai giorni e alle date di viaggio:

  • #: è il numero del giorno (1, 2, 3, ….). In genere il giorno 1 è quello della partenza.
  • data: indica il giorno e il mese (7-ago, 08/08, 1/4/2015, …). E’ utile per controllare le prenotazioni di alberghi/ostelli e dei biglietti per i mezzi di trasporto.
  • giorno: indica il giorno della settimana (lun, mar, mer, …). E’ utile per controllare le coincidenze dei mezzi di trasporto. Ad esempio, in alcune località un po’ remote i bus potrebbero passare solo il martedì e il giovedì.
Le dune del Namib

Le affascinanti e sinuose dune di sabbia rossa del deserto del Namib (Namibia 2012)

Partendo dal presupposto che anche a voi piacciono le vacanze itineranti e che quindi ogni giorno si effettua uno spostamento (in aereo, col bus, a piedi, …) c’è sempre da registrare un itinerario. Ogni itinerario è descritto da:

  • partenza: luogo di partenza; se il viaggio si sviluppa su più paesi, conviene inserire anche lo stato (es. El Calafate (ARG)).
  • arrivo: luogo di arrivo (es. Puerto Natales (CHI)).
  • mezzo di trasporto: è il mezzo con cui ci si muove (es. bus, aereo, trekking, …).
  • costo: è il costo associato allo spostamento. Conviene indicare anche altri dettagli, come ad esempio la compagnia aerea o quella del bus (es. LAN Airlines 500€).
  • orario di partenza e orario di arrivo: volendo possono essere indicati nelle colonne partenza e arrivo.
  • Km: indica quanti sono i km di distanza tra partenza e arrivo. Se lo spostamento è in aereo potrebbe non avere senso, ma se è a piedi o con l’autobus, un’idea della quantità di percorso da fare può essere utile.
  • durata: indica quanto tempo è previsto per lo spostamento (ad esempio le ore di volo).
La baia di Ushuaia

Una nave abbandonata nella baia di fronte ad Ushuaia, Terra del Fuoco (Argentina 2014)

Quando si parte, in qualche luogo si arriva, quindi c’è anche da prevedere dove dormire. Quindi:

  • pernottamento: serve per registrare la struttura in cui si alloggerà, il luogo in cui si trova, la tipologia di alloggio (es. camerata mista, doppia con bagno privato, …) e il sito internet della struttura.
  • costo: serve a registrare il costo dell’alloggio.
  • trattamento: è suddiviso in tre colonne B (breakfast = colazione), L (lunch = pranzo) e D (dinner = cena) e serve per registrare quali pasti sono inclusi. Basta inserire una X nella colonna corrispondente.
Le madri della Plaza de Mayo

Le madri della Plaza de Mayo a Buenos Aires che a distanza di molti anni ancora si ritrovano a manifestare per ricordare i loro desaparecidos (Argentina 2011)

Ora, capitolo costi e spese. E’ utile registrare per ogni giorno, i costi totali. Il mio consiglio è di registrare tutto in €, così che sia veloce rendersi conto di quanto si prevede di spendere. Metteremo poi in una colonna a parte la questione della valuta locale. Le colonne previste sono:

  • spesa sostenuta: in questa colonna è utile inserire tutte le spese già sostenute dall’Italia. Ad esempio, se per quel giorno è previsto un volo e il pernottamento in un albergo ed entrambi sono già stati acquistati, in questa colonna andrà riportata la somma delle due spese. Nel caso in cui ci sia più di un viaggiatore si potrebbe aggiungere una colonna in cui si indica chi ha sostenuto la spesa (in modo da agevolare il pareggio dei conti).
  • spesa da sostenere: in questa colonna devono essere registrate tutte le spese da sostenere sul posto, cercando di essere più precisi possibile. Ad esempio, se avete prenotato un ostello, ma dovete pagarlo quando sarete lì, qui va inserito l’ammontare della spesa. Se nel pernottamento è prevista solo la colazione, vi conviene fare una stima di quanto spenderete per il pranzo e la cena.
  • totale spesa per giorno: è semplicemente la somma delle due colonne precedenti. Vi darà un’idea della spesa giornaliera per il viaggio (e del costo totale del viaggio, se sommate tutte le righe).
  • pianificazione contanti: in questa colonna vi conviene segnare di quanti contanti avrete bisogno per quel giorno e in quale valuta. Questo vi sarà comodo per capire quanti soldi portarvi e se partire dall’Italia con contanti nella valuta del posto, o magari in dollari americani. Ad esempio, se sul posto dovete pagare l’ostello, probabilmente accetteranno i dollari americani, o la loro valuta. Quindi, convertite il costo dell’ostello che avete registrato nella colonna “spesa da sostenere” in US$ o in valuta locale, e appuntatevi il valore (uno dei mille servizi di conversione è quello di Expedia).

Infine, è utile segnarsi le cose importanti da fare sul posto, in modo da non dimenticarsi alcune scadenze. Tutto ciò può essere fatto nella colonna “da fare sul posto”. Alcuni esempi: “comprare la ricarica del gas per il fornelletto”, “ritirare biglietti autobus all’agenzia di…”, “prenotare volo interno per…”.

Perito Moreno

La fronte del ghiacciaio Perito Moreno in Patagonia, pronta a spaccarsi da un momento all’altro (Argentina 2014)

In viaggio è anche importante avere tutto quello che serve, ma non troppa roba perchè potrebbe rappresentare un peso inutile (tenete conto anche dei limiti di peso dei bagagli imbarcati sui voli aerei internazionali, ma soprattutto quelli locali, perchè potrebbero essere molto diversi).

E’ quindi utile pianificare in anticipo anche cosa ci si dovrà portare per il viaggio: attrezzatura, documenti, accessori, vestiario, cibo, ecc. in modo che al momento di fare i bagagli non ci si dimentichi di nulla. Date un’occhiata al foglio elenco materiale del file che avete scaricato. Io trovo utile partire molto in anticipo (anche un mese prima del viaggio), perchè le cose mi vengono in mente un po’ alla volta. Sarà l’età.

Con questo articolo si conclude la serie “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Spero che vi sia stata utile! Come sempre, per domande, suggerimenti, critiche e commenti, scrivetemi o lasciate un commento alla pagina.

Vi lascio con questo ritratto di una bimba Himba. Vedere uno sguardo così è uno dei motivi per cui vale la pena “faticare” tanto per organizzare un viaggio.

Lo sguardo di una bambina himba

Lo sguardo intenso e fiero di una bambina himba (Namibia, 2012)

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Ingegneria dei viaggi fai da te – Documentarsi https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-documentarsi/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-documentarsi/#respond Mon, 27 Apr 2015 11:17:33 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=194 Documentarsi per un viaggio fai da te è sicuramente una delle fasi più importanti poichè consente di predisporre un viaggio senza sorprese (o con un numero piccolo di sorprese). Questo post fa parte della serie di articoli “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Leggi l’introduzione e qualche consiglio su come decidere dove andare. Studiare e…Read more Ingegneria dei viaggi fai da te – Documentarsi

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Documentarsi per un viaggio fai da te è sicuramente una delle fasi più importanti poichè consente di predisporre un viaggio senza sorprese (o con un numero piccolo di sorprese).

Questo post fa parte della serie di articoli “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Leggi l’introduzione e qualche consiglio su come decidere dove andare.

Studiare e trovare le informazioni sono attività piuttosto lunghe, anche se ciò dipende dalla destinazione, dall’itinerario che si vorrebbe seguire, ecc.  Ma sono anche fasi molto interessanti.

Parque Nacional Torres del Paine

Una delle tante affascinanti viste del parco nazionale delle Torres del Paine, nella Patagonia cilena (Cile 2013)

Sicuramente documentarsi implica molte ore passate su internet, mandando email, oppure consultando guide. E’ d’obbligo quindi essere molto ordinati per non ritrovarsi a dire “avevo visto una pagina, ma non la trovo più”. Inoltre, è necessario essere sicuri di documentarsi su tutti gli aspetti, o almeno i principali.

In questo post provo a ricapitolare innanzitutto come cercare di mantenere l’ordine, e poi quali sono gli aspetti basilari da considerare prima di mettersi a pianificare i dettagli e prima di mettersi in viaggio.

Link, email e documenti in ordine.
Tramonto da El Misti

Tramonto sulla città di Arequipa dal campo a 4500m del vulcano El Misti (Perù 2010)

Se organizzate un viaggio fai da te vi ritroverete a dover gestire numerose email (inviate e ricevute agli hotel, alle agenzie locali, alle compagnie di autobus, …) e numerose pagine web che vi sembrano buone fonti di informazioni. L’approccio “ingegneristico”, in questo caso, prevede di organizzare tutto per bene, in modo da avere sempre a portata di mano quello che serve. Quindi, usate i bookmark (o preferiti in italiano) per i link web e sottocartelle della posta in arrivo, o meglio ancora le label di Gmail, per archiviare la posta elettronica.

Io personalmente quando inizio a studiare un viaggio creo una nuova cartella all’interno dei bookmark di Chrome che si chiama come la destinazione di viaggio (o come il titolo del viaggio, se ne ha uno). E lo stesso faccio con la posta elettronica: creo una nuova label (anche detta etichetta) di Gmail da usare per qualsiasi email relativa al viaggio. Infine, creo una cartella anche su Drive, in cui archiviare tutti i documenti o i file che è meglio salvare. In questa cartella ci finirà il piano di dettaglio, ma anche, ad esempio, copia dei biglietti aerei o di altre prenotazioni.

Nota: non è necessario utilizzare per forza gli strumenti di Google. Seppur abbiano certi vantaggi (ad esempio puoi accedere alle email, ai bookmark e alla cartella di Drive da qualsiasi posto) ci sono anche svantaggi (per proteggere la propria privacy bisogna adottare qualche accorgimento tecnico aggiuntivo) e quindi si possono usare altri software e servizi.

I visti.
Il re della savana

Un leone che riposa all’ombra nell’ora più calda della giornata, si concede ai fotografi esibendo la sua maestosità (Namibia 2012)

Spesso non è necessario per un cittadino italiano avere un visto per entrare nel paese, ma c’è sempre qualche eccezione. In alcuni casi il visto si può fare all’ingresso del paese, mentre in altri casi è necessario muoversi in anticipo, con parecchio anticipo. Da considerare inoltre è la durata del visto e le eventuali modalità per rinnovarlo quando si è nel paese.

Un buon sito in cui trovare le informazioni di base per i visti è Viaggiare Sicuri. Se è necessario un visto, in genere, ogni ambasciata o consolato ha un proprio sito web su cui si possono trovare le indicazioni per richiederlo. Se la cosa si fa molto complicata, oppure, se per richiedere il visto si deve andare a Roma (esempio: il visto per l’Uzbekistan) e per voi non è proprio comodo, vi potete rivolgere ad un’agenzia turistica della vostra città, che a fronte di una commissione può fare per voi tutte le pratiche.

I vaccini e le medicine.
Iceberg nel lago Argentino

Un curioso iceberg che naviga sul lago Argentino, Patagonia (Argentina 2014)

In alcuni paesi è obbligatorio presentarsi con documentazione che attesti l’avvenuta vaccinazione. In altri casi le vaccinazioni sono solo consigliate, pertanto sta a voi decidere se farle o no. Per sapere quali sono le vaccinazioni obbligatorie o consigliate per ogni paese, si può consultare di nuovo il sito Viaggiare Sicuri. Sullo stesso sito è possibile trovare per ogni regione tutti i centri di vaccinazione a cui rivolgersi.

Ogni ASL dovrebbe anche avere un ufficio Viaggi Internazionali a cui semplicemente fare una chiamata per farsi consigliare cosa fare. A volte fare o non fare una vaccinazione dipende anche dal periodo in cui pensate di andare nel paese di destinazione (ad esempio, in Agosto in Namibia, nessuna vaccinazione è necessaria), o dalla zona in cui pensate di andare (in Perù, sulle montagne, probabilmente non saranno necessarie vaccinazioni) quindi preparatevi a dare almeno queste informazioni. Sul sito della ASL della vostra città dovreste poter trovare le informazioni che vi servono. Ad esempio, per Bergamo visitate questa pagina.

Alla ASL o presso il vostro medico di base potrete inoltre trovare tutte le informazioni che vi servono per quanto riguarda una farmacia di viaggio base (antidolorifici, antibiotici, ecc.).

Il clima.
La perplessità di un bambino himba

La perplessità di un bambino himba di fronte ai turisti che hanno “invaso” il suo villaggio (Namibia 2012)

Il clima influenza molto la riuscita del viaggio. Dovrebbe essere preso in considerazione nella fase di decisione della destinazione. Andare in certi posti nella stagione sbagliata potrebbe impedirvi di godere appieno della vostra vacanza. Poi, come sempre, dipende da cosa volete fare. Un sito su cui si possono trovare statistiche relative al clima è World Weather Online. Lo studio del clima è utile anche per decidere che abbigliamento portare.

Il budget.
Il tango a Buenos Aires

Durante il festival mondiale del Tango di Buenos Aires, non è raro incontrare ballerini di tango che si esibiscono per le strade (Argentina 2011)

Penso che un buon modo per evitare sorprese sia farsi un’idea di quanto si può spendere. Il budget influenza la scelta della destinazione, la durata del viaggio, gli spostamenti, gli alloggi, … Nella definizione del budget si dovrebbe tenere in conto anche quanto si dovrà spendere per “vivere” nel paese di destinazione (pranzi, cene, mance, souvenirs, …). C’è un sito su cui si può trovare qualche indicazione, eccolo: Budget Your Trip. Anche sulle guide, tipo la Lonely Planet, spesso si trovano indicazione dei costi dei principali beni.

In genere una voce importante di spesa per il viaggio è il volo. Normalmente prima si prenota, meno si spende. Siti come Momondo e Skyscanner aiutano a cercare le combinazioni di voli più economici. Provate a vedere anche su Expedia. Attenzione che acquistare un biglietto economy implica che poi non potete più cambiare le date, quindi siate certi di averle definite per bene. Un altro modo per acquistare i voli è rivolgersi ad un’agenzia di viaggi. In genere vi possono “bloccare” il volo per qualche mese (ma dipende dalla compagnia aerea) in modo che nel frattempo possiate ancora riflettere su altri aspetti. Ovviamente l’agenzia vi chiederà una commissione per questo servizio.

L’assicurazione.
Elefanti in cammino

L’eleganza e la maestosità di due elefanti africani in cammino verso una pozza d’acqua, Etosha National Park (Namibia 2012)

L’assicurazione di viaggio è fondamentale per viaggiare tranquilli. Verificate bene le clausole e i massimali di copertura, soprattutto se andate a fare sport considerati estremi (ad esempio l’alpinismo). Da un paio d’anni io uso questa World Nomads. Non so dirvi come è il supporto in caso di problemi perchè fino ad oggi non ne ho mai avuti :-). Potete confrontare anche diverse proposte usando siti come Segugio.it.

Guide di viaggio.
Cerro de los siete colores

L’incredibile formazione colorata del cerro de los siete colores nella quebrada de Purmamarca (Argentina 2011)

Personalmente ritengo che avere una guida a portata di mano quando si è in viaggio sia molto comodo. La guida serve anche a pianificare il viaggio, quindi è probabile che alla fine almeno una convenga comprarla. C’è anche la possibilità di prenderla in prestito dalla vostra biblioteca di fiducia, se è ben fornita. Oppure, almeno nel caso della Lonely Planet, potete acquistare i PDF e tenerli sul PC/tablet/telefono. Tra l’altro, si possono acquistare i singoli capitoli, così ad esempio se dovete andare in Uzbekistan, non è necessario acquistare tutta la guida dell’Asia Centrale.

I documenti di viaggio.
Laguna Las Torres

La Laguna Las Torres ai piedi del Cerro Torre è meta di uno dei trekking più spettacolari che partono da El Chalten, Patagonia (Argentina 2014)

Bisogna sempre portare con sè copia dei propri documenti (passaporto, carta d’identità, patente, patente internazionale se richiesta, …) e almeno 4 foto tessera che potrebbero servirvi in caso di smarrimento dei documenti. E fin qui, niente di nuovo.

Personalmente tengo anche una copia digitale dei documenti su un servizio cloud, in modo tale che se ne ho necessità (e ho a disposizione una connessione ad internet) posso recuperarli facilmente. Attenzione però perchè i vostri file generalmente sul cloud non sono protetti (non sono cifrati), quindi potenzialmente potrebbero essere visti dai gestori del cloud stesso (o dai servizi segreti americani!). Proteggerli è molto semplice, basta cifrarli, usando ad esempio un software come BoxCryptor. Non è lo scopo di questa guida spiegare come. Se siete interessati, scrivetemi, ma troverete sicuramente su internet tutto quello che vi può servire.

Carte di credito, bancomat, contanti.
Il laboratorio di Moray

Moray è un luogo in cui gli Inca sperimentavano la coltivazione delle patate: un vero e proprio laboratorio (Perù 2010)

Per l’uso delle carte di credito in genere le guide forniscono indicazioni relative ai circuiti maggiormente accettati. Per il bancomat è sempre meglio informarsi con la propria banca prima di partire sulle modalità e i costi di prelievo (ad esempio, il PIN per l’Europa e il PIN per il resto del mondo potrebbero essere diversi). Nel mio caso è anche necessario pre-attivare il bancomat per la zona in cui si andrà dal sito web della banca (di default è attiva solo la zona euro).

Ma cosa fare se una volta sul posto carta di credito e bancomat non funzionano? A me è capitato in Cile, e l’abbiamo elegantemente risolta con Western Union. Conviene che prima di partire vi registriate e diate un’occhiata alla presenza di filiali nel paese in cui vi troverete. Il meccanismo è semplice. Tramite sito web potete disporre un trasferimento di contanti a vostro favore indicando il paese di destinazione. Basterà poi presentarsi fisicamente in un’ufficio Western Union per farvi consegnare i soldi. La registrazione è gratuita, ma dopo 2 transazioni è necessario verificare la propria identità inviando copia di un documento personale. Quindi se prevedete di usufruire spesso del servizio, conviene portarsi avanti ed eseguire la procedura prima di partire (ma bisogna prima aver fatto almeno una transazione). Fate ben attenzione anche alle limitazioni su quanto denaro potete inviare in una settimana.

In ogni caso, è sempre meglio partire con un po’ di contanti (magari dollari americani) così da poter affrontare eventuali imprevisti (ad esempio se non c’è internet per collegarsi al sito Western Union 🙂 ).

Dove siamo nel mondo.
Salcantay

Il massiccio del Salcantay dall’omonimo passo a 4600m durante il trekking di 5 giorni verso Machu Picchu (Perù 2010)

Il Ministero degli Esteri fornisce un servizio di registrazione del proprio viaggio, in modo da sapere chi sono gli italiani all’estero in caso di problemi (calamità, guerre, attentati, …). Bisogna inserire i propri dati su questo sito Dove siamo nel mondo. E’ gratuito, quindi perchè non farlo?

E poi?

E poi una volta che vi siete ben documentati, si può iniziare con la fase più di dettaglio: la pianificazione.

La prossima settimana vi racconterò un metodo pratico per programmare le tappe del vostro viaggio e tenere sotto controllo le spese. Quindi arrivederci!

Cancha de bochas

Cancha de bochas (campo di bocce): pietre modellate dal vento nel Parque Provincial Ischigualasto (Argentina 2011)

Come sempre, per domande, suggerimenti, critiche e commenti, scrivetemi o lasciate un commento alla pagina.

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Ingegneria dei viaggi fai da te – Decidere dove andare https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-decidere-dove-andare/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-decidere-dove-andare/#comments Mon, 20 Apr 2015 11:10:53 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=192 Per organizzare un viaggio fai da te, una delle prime cose da fare, ovviamente, è scegliere dove andare. Fatelo ragionando, ma anche lasciandovi trasportare dalle sensazioni, dai sogni e dai desideri. Ingegneri si, ma fino ad un certo punto. Questo post fa parte della serie di articoli “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Leggi anche l’introduzione. Scegliere…Read more Ingegneria dei viaggi fai da te – Decidere dove andare

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Per organizzare un viaggio fai da te, una delle prime cose da fare, ovviamente, è scegliere dove andare. Fatelo ragionando, ma anche lasciandovi trasportare dalle sensazioni, dai sogni e dai desideri. Ingegneri si, ma fino ad un certo punto.

Questo post fa parte della serie di articoli “Ingegneria dei viaggi fai da te”. Leggi anche l’introduzione.

Scegliere dove andare: mica facile, soprattutto se uno pensa che la vita è troppo breve per vedere tutto quello che si vorrebbe, o che per vedere tutto quello che si vorrebbe bisognerebbe smettere di lavorare. Se non rientrate in uno di questi casi e non siete un nomade digitale, allora converrà che valutiate bene la vostra destinazione.

La Casa Rosada

La Casa Rosada a Buenos Aires al tramonto si illumina del suo caratteristico colore rosa (Argentina 2011)

Su internet ci sono un miliardo di modi per addocchiare le proprie destinazioni e farsi un’idea di massima di dove si vorrebbe andare. Usate Google, soprattutto Google Immagini per vedere i posti più belli di ogni paese. Altra fonte molto utile è Flickr, in cui si possono trovare molte foto delle vostre destinazioni.

Una destinazione si sceglie anche in funzione del periodo in cui si può viaggiare. Non tutti i paesi sono ideali ad agosto (ad esempio il Nepal è in genere sconsigliato). In altri conviene andarci quando da noi è inverno (ad esempio la Patagonia), a meno che non siate alla ricerca di viaggi estremi (come il Tchadar in Ladakh). Farvi un’idea del periodo in cui avrete le ferie, può senz’altro aiutarvi a selezionare un insieme di luoghi.

Bambini uros

Bambini uros che giocano su una delle isole galleggianti (isla flotantes) che si trovano nella baia di Puno, lago Titicaca (Perù 2010)

Anche la durata del viaggio è un aspetto decisamente importante. Se volete andare in Nuova Zelanda, ma avete a disposizione una sola settimana, forse vi conviene trovare un posto più vicino.

Una volta che avete definito, anche indicativamente, il periodo, la durata del viaggio e una lista di 2-3 destinazioni, val la pena parlarne con qualcuno che se ne intende o che magari ci è già stato e che può dare qualche consiglio, sopratutto logistico. Un buon modo è andare alle fiere del turismo. Io personalmente sono andato diverse volte alla BIT di Milano, che si tiene solitamente in febbraio. Bisogna andare lì con una mezza idea di cosa si vuole fare, altrimenti si torna a casa con centinaia di depliant e le idee più confuse di quando si è messo piede nei padiglioni. Quindi: una breve lista e visitare solo gli stand di interesse è una buona strategia. Lo scopo principale di questa gita in fiera è quello di definire se potete essere autonomi nell’organizzare il viaggio, o se è necessario appoggiarsi a qualche agenzia locale o a qualche agenzia italiana. Ovviamente in fiera trovate agenzie e tour operator, per cui saranno un po’ riluttanti a darvi informazioni logistiche per organizzare un viaggio fai da te. Però cercate di raccogliere più informazioni possibili stando generici e comunque aperti ad ogni possibilità. Non è detto che poi alla fine potrete fare completamente a meno dell’agenzia.

Cuzco, plaza des armas

La bellissima piazza centrale di Cuzco, cuore turistico e culturale del Perù (Perù 2010)

Se dalla fiera uscite con gli occhi illuminati e la testa che è già praticamente in viaggio, allora avete probabilmente trovato la vostra destinazione ideale. Se vi siete anche resi conto che potete fare tutto (o quasi) da soli, allora il prossimo passo è raccogliere altre informazioni, per valutare tutti (o quasi) gli aspetti del viaggio. Il prossimo step, quindi, è documentarsi.

La prossima settimana vi darò un elenco ragionato delle cose su cui è il caso di informarsi per non avere sorprese. Per cui vi aspetto di nuovo qui!

Il decollo dei fenicotteri rosa

Un gruppo di fenicotteri rosa prende il volo dopo una breve rincorsa (Namibia 2012)

Come sempre, per domande, suggerimenti, critiche e commenti, scrivetemi o lasciate un commento alla pagina.

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Ingegneria dei viaggi fai da te – Introduzione https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-introduzione/ https://www.lebrevistorie.it/blog/viaggi/ingegneria-dei-viaggi-fai-da-te-introduzione/#respond Mon, 13 Apr 2015 11:38:31 +0000 http://www.lebrevistorie.it/?p=189 Mica sempre è vantaggioso essere un ingegnere. Ma quando si tratta di organizzare un viaggio fai da te, secondo me un po’ fa comodo. Per viaggio fai da te intendo un viaggio in cui il viaggiatore o i viaggiatori si preoccupano di tutti gli aspetti organizzativi e logistici. Per intenderci, andare con Avventure nel Mondo…Read more Ingegneria dei viaggi fai da te – Introduzione

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Mica sempre è vantaggioso essere un ingegnere. Ma quando si tratta di organizzare un viaggio fai da te, secondo me un po’ fa comodo.

Per viaggio fai da te intendo un viaggio in cui il viaggiatore o i viaggiatori si preoccupano di tutti gli aspetti organizzativi e logistici. Per intenderci, andare con Avventure nel Mondo a mio parere non è un viaggio fai da te (anche se ha molti altri aspetti interessanti). Così come entrare in un’agenzia e farsi fare 10 proposte tra cui scegliere (anche questo ha diversi aspetti interessanti), non è un viaggio fai da te. Nel viaggio fai da te ci si assume responsabilità e rischi, per ottenere grandi soddisfazioni.

La tenda sotto lo Spitzkoppe

La nostra tenda illuminata sotto il profilo imponente dello Spitzkoppe, il Cervino d’Africa (Namibia 2012)

Ci sono mille modi di organizzare un viaggio, e questo che vi propongo è solo uno dei tanti. Ha funzionato bene in passato, per quel che mi riguarda, per questo penso che valga la pena condividerlo. La condivisione è probabilmente il modo migliore per imparare qualcosa, e migliorare quello che già si conosce. La mia non è un esperienza decennale in fatto di viaggi. Sono solo all’inizio, ma proverò a raccontarvi ciò che ho imparato. Perchè, come dice un proverbio che mi piace molto, un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo.

Questa serie sarà anche l’occasione per mostrarvi alcune delle fotografie che ho fatto durante i miei viaggi.

Le giraffe curiose

Animale schivo, ma allo stesso tempo curioso, la giraffa non può far a meno di osservare i suoi fotografi facendosi chissà quali domande (Namibia 2012)

Col tempo ho imparato che viaggiare non significa stare via da casa 2 o 3 settimane. Il viaggio non inizia il giorno che si prende l’aereo e non finisce il giorno in cui si torna a casa. Il viaggio fai da te inzia molto prima e finisce molto dopo. Si parte quando si inizia a pensare ad una meta, e si torna… quando si comincia a pensare alla prossima meta. E’ un modo come un altro per non smettere mai di viaggiare.

Naturalmente si può anche fare un viaggio fai da te senza preoccuparsi di tutti gli aspetti che vi elencherò. Si possono acquistare solo i voli di andata e di ritorno e poi improvvisare sul posto, ma in questo caso ci sono due considerazioni da fare. La prima è che, se amate un viaggio di questo tipo, probabilmente non siete persone che si fanno prendere dall’ansia (buon per voi). La seconda è che, probabilmente, potete viaggiare senza limiti di tempo, per cui se anche alcuni giorni vengono, per così dire, sprecati per trovare coincidenze o posti in cui dormire o posti in cui andare, non è un grosso problema. Personalmente, sono uno a cui piace avere sotto controllo il tempo a disposizione e farlo fruttare nel modo migliore possibile (che non significa vedere più cose possibili!). Per chi è un po’ come me, forse troverà nei miei consigli qualche spunto interessante.

Linee di Nazca: la scimmia

Una delle incredibili linee di Nazca, la scimmia, ripresa da un piccolo aereo (Perù 2010)

Ecco il piano di questa serie di articoli che verranno pubblicati nelle prossime settimane:

  • Decidere dove andare: qualche spunto su come fare a decidere quale sarà la vostra prossima meta.
  • Documentarsi: un elenco ragionato delle cose su cui è il caso di informarsi, per non avere sorprese.
  • Pianificare il viaggio e le spese: un metodo pratico per programmare le tappe del vostro viaggio e tenere sotto controllo le spese.

Spero che in questa serie di articoli troverete qualche spunto interessante. Se non trovate quello che cercate, provate a chiedere. E se invece vi aspettavate di trovare qualcosa che non c’è, ditemelo, potrebbe essermi utile! Per tutto quello che volete, insomma, scrivetemi: info@lebrevistorie.it, o lasciate un commento sulla pagina.

Vi aspetto la prossima settimana!

Cataratas do Iguaçu

Le impressionanti cascate di Iguazù, qui riprese dal lato brasiliano (Brasile 2011)

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L’avvicinamento https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/l-avvicinamento/ https://www.lebrevistorie.it/blog/montagne/l-avvicinamento/#respond Tue, 20 Jan 2015 15:00:03 +0000 http://www.lebrevistorie.it/lbs/?p=59 In fondo, è la tensione dall’attesa e la certezza che qualcosa di bello sta per accadere, che uno va cercando. Ricordo l’avvicinamento al giorno di Santa Lucia quando ero bambino. Si poteva chiedere più o meno qualunque cosa per Santa Lucia. Non tutto poi arrivava, però era bello perché avevo esattamente in mente quello che…Read more L’avvicinamento

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In fondo, è la tensione dall’attesa e la certezza che qualcosa di bello sta per accadere, che uno va cercando.
Ricordo l’avvicinamento al giorno di Santa Lucia quando ero bambino. Si poteva chiedere più o meno qualunque cosa per Santa Lucia. Non tutto poi arrivava, però era bello perché avevo esattamente in mente quello che volevo. Non era una sorpresa pura, come al compleanno, era più un desiderio ragionato. Immaginavo quel giocattolo, lì davanti ai miei occhi e avevo un’idea esatta di cosa volevo farne. Gli ultimi giorni erano i più faticosi. Spingevo il tempo a scorrere veloce, per anticipare il momento tanto atteso.

Oggi fermo su questo sentiero, osservo la montagna che voglio salire. La guida con la relazione, aperta in una mano. L’indice dell’altra indica un punto esatto della fotografia. Lì, dove passa quella sottile linea rossa che indica la via. Gli occhi scrutano la parete e cercano il modo di ridisegnare quella linea.

zuccone_campelli

All’inizio è difficile, poi è un attimo. Un dettaglio consente di sovrapporre la fotografia del libro alla realtà. La linea rossa magicamente si disegna sulla roccia. Ora è tutto chiaro, riparto.
Gli ultimi metri sono i più faticosi. Accelero il passo per spingere il tempo a scorrere più veloce, per anticipare il momento tanto atteso.

Ecco il primo fittone, con il nome della via scritto a mano da chissà chi. Santa Lucia ha portato quello che desideravo.
L’avvicinamento è terminato: ora inizia il divertimento.

via_comic_cassin_zuccone_campelli

(Zuccone dei Campelli – Fessura Comici)

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Ed ecco il sito https://www.lebrevistorie.it/blog/momenti/ed-ecco-il-sito/ https://www.lebrevistorie.it/blog/momenti/ed-ecco-il-sito/#respond Tue, 13 Jan 2015 07:00:55 +0000 http://www.lebrevistorie.it/lbs/?p=73 Ecco il sito de Le Brevi Storie. Finalmente, bisognerebbe aggiungerci. Si perchè ci lavoro da un po’, ma per diversi impegni lavorativi e non, ho sempre rimandato il completamento di questo spazio. Ma ora che c’è sono soddisfatto. Mi ha permesso di fare un po’ di ordine nelle idee e nel materiale e di modellare ancora un po’ questo…Read more Ed ecco il sito

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Ecco il sito de Le Brevi Storie. Finalmente, bisognerebbe aggiungerci.

Si perchè ci lavoro da un po’, ma per diversi impegni lavorativi e non, ho sempre rimandato il completamento di questo spazio. Ma ora che c’è sono soddisfatto. Mi ha permesso di fare un po’ di ordine nelle idee e nel materiale e di modellare ancora un po’ questo progetto.

Già perchè, anche se è nato un po’ per caso, Le brevi storie è un progetto a cui nel tempo mi sono appassionato e che mi permette di staccare dalla noiosissima routine di tutti i giorni.

E allora, come per ogni buon progetto che si rispetti, mettiamo in chiaro l’obiettivo. Le Brevi Storie vuol produrre fotografie e video di qualità, che narrino di storie e di momenti che io o qualcuno ha deciso che vale la pena ricordare. E’ un percorso, quindi tornate a visitare il sito, di tanto in tanto, per vedere a che punto della storia sono arrivato.

Bene! Ora potete iniziare a navigare il sito visitando la sezione delle fotografie o dei video che con il passare del tempo verranno arricchite.

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